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domenica 5 febbraio 2012

150 manières d'accomoder les sardines

Come anticipato in uno degli ultimi post, la gita a Losanna ci ha riservato una bella sorpresa: nel quartiere più centrale della città, non lontano dalla cattedrale, ci siamo imbattute in una deliziosa libreria specializzata in volumi (antichi e moderni) di cucina: la librairie Gastéréa (Rue Cité-Derrière 3, CH-1005 Lausanne).

Librairie Gastéréa, Losanna
Librairie Gastéréa, Losanna


Un posto davvero carino e suggestivo, con un' ampia collezione di libri antichi (per lo più in francese, ma anche nelle altre lingue della Svizzera e in inglese) e una piccola sezione di libri moderni e di manuali di cucina svizzera. Ci vorrebbe un posto così in ogni città!
La mia golosità per i pesciolini (alici e sardine in particolare) mi ha fatto soffermare in particolare su un volume del 1898 intitolato "150 manières d'accomoder les Sardines" (vedi foto qui sopra!)... e (sorpresa!) Ru se ne è ricordato e me l'ha regalato per il mio compleanno, ordinandone una ristampa moderna da una libreria della Provenza!!
copertina originale di150 manières d'accommoder les sardines,
di A. Caillat (chef de cuisine) Ed. Colbert, Marseille 1898.


È un libro antico di cucina, molto diverso da quelli a cui siamo abituati e pur nell'edizione moderna, conserva il fascino del libro di altri tempi. Le ricette sono numerate, non c'è la lista di ingredienti all'inizio, dosi e istruzioni sono un po' vaghe, lasciando spazio alla fantasia e alla voglia di sperimentare del lettore. Le poche illustrazioni presenti sono dei disegni a china.

Eccomi quindi subito a provare la prima ricetta:

Bouillabaisse* de sardines (formule n. 4)
Non ho trovato le sardine, quindi l'ho sperimentata con le alici. Riporto qui gli ingredienti secondo le dosi usate da me (ho cercato il più possibile di seguire la ricetta originale):

Ingredienti (per circa 4 persone)
* 500g di alici (una dozzina e mezzo di sarde molto fresche secondo Caillat)
* 2 cipolle
* un pomodoro
* olio extravergine d'oliva
* 2 spicchi d'aglio
* pepe & sale
* un rametto di finocchietto (io ho usato una manciata di semi)
* un po' di scorza di arancia
* un bicchiere di vino bianco
* un pizzico di zafferano
* una foglia d'alloro
* una fetta di pane per ciascun piatto

bouillabaisse de 'Sardines'

Preparazione
1 Pulite le sardine.
2 Tagliate sottilmente le cipolle e fatele rosolare nell'olio. Tagliate anche il pomodoro e aggiungetelo. Quindi unite due grossi spicchi d'aglio, una foglia di alloro, un rametto di finocchietto, un po' di scorzette d'arancia, sale e pepe.
3 Diluite con 3/4 di litro d'acqua e un bicchiere di vino bianco. Fate bollire e quindi aggiungete le sardine e lo zafferano. Dopo 7 o 8 minuti di bollore a fuoco vivo, togliete dal fornello.
4 Separate il grosso delle sardine dal brodo. Versate il brodo su una fetta di pane nel piatto fondo e stendete le sardine su un piatto piano. Insaporite tutto con del prezzemolo fresco e servite caldo.


* la bouillabaisse è piatto provenzale (originario di Marsiglia):
Originariamente si trattava di un piatto dei pescatori che, scegliendo il pesce destinato alla vendita, mettevano da parte certi pezzi da preparare per sé e per la propria famiglia. È dunque un piatto semplice e familiare che, nel corso degli anni, è stato perfezionato e che può compredere ora un fondo di cottura e anche dei crostacei. Generalmente la Bouillabaisse viene servita in 2 piatti differenti: il pesce da una parte, il brodo su un fornelletto scaldavivande. Secondo il gusto personale, i due componenti possono essere mescolati in un piatto fondo o serviti a parte. [...]


domenica 29 gennaio 2012

Losanna, Neuchâtel e la ribollita...

Questo post aspetta da un bel po' di essere scritto... a Novembre infatti Vera è venuta in Svizzera a trovarci e ne abbiamo approfittato per fare qualche gita, goderci i colori dell'autunno (che qui sono davvero meravigliosi!) e cucinare un po' assieme.

Una passeggiata in campagna e poi in partenza...

Losanna-Neuchatel con Vera
verso Losanna (nella foto: VerA)

...prima tappa Losanna: arrampicata sulle colline e affacciata sul lago. Chiacchiere e risate fra le vie tortuose e in salita,
Losanna
Losanna
fino alla meritata pausa con il tè marocchino.
Losanna-Neuchatel
Losanna (nella foto: SiLviA)
A Losanna abbiamo anche trovato una deliziosa libreria gastronomica, ma questo sarà argomento di un altro post...
Poi Neuchâtel, una delle mie città svizzere preferite. Anche qui si respirava un aria francese, anche qui tante salite e bellissimi colori autunnali...

mercoledì 8 giugno 2011

campi (e ricottine) di fragole

Domenica durante una piccola tregua dal tempo quasi autunnale di questi giorni, siamo stati al campo di fragole (lo so, sono dipendente dalla raccolta delle fragole in questo periodo dell'anno!).

strawberry field

Nonostante il temporale incombesse a tratti minaccioso sopra le nostre teste, siamo riusciti a raccoglierne quasi un chilo...

strawberry field



... quindi, per smaltirle, ne ho fatto questi piccoli dessert (ho trovato la ricetta nella cucina di Calycanthus):

ricottine alla fragola
Ingredienti
* 250 g di ricotta
* una decina di fragole piccole
* 2-3 cucchiai di zucchero a velo



Preparazione
1 Frullate le fragole e unitele allo zucchero a velo; quindi amalgamate bene alla ricotta (meglio se setacciata).
2 Stendete la carta da forno su una griglietta e appoggiateci sopra le formine. Versate la crema di ricotta e fragole premendo bene, fate dei buchini sulla carta (in modo da far scolare il liquido) e infornate in forno già caldo a 150 gradi per circa 20 minuti. (Io invece le ho fatte nei pirottini da soufflé).
3 Lasciate raffreddare, togliete dalle forme e decorate.

ricetta tratta da la cucina di Calycanthus

È una ricetta semplice e veloce, ma buonissima (e non soltanto per la mia fissazione per i dolci di ricotta e per la raccolta delle fragole!).

mercoledì 1 giugno 2011

tortina di caprino, zucchine e menta + 'campagna campagna'

(post veloce)

Prima di tutto la ricetta:
tortina caprino e zucchine
tortina caprino, zucchine e menta
Ingredienti
per la pasta brisée: 300 g di farina * 150g di burro * qualche cucchiaio di acqua fredda * 1 pizzico di sale.

per il ripieno: 300g di formaggio di capra fresco * 150g di panna da cucina * 2 uova * 20 foglioline di menta * 2 zucchine grandi * una spolverata di parmigiano grattugiato * un filo d'olio d'oliva * sale & pepe.


Preparazione
1 Mettete la farina e il burro (freddo) a pezzetti in una terrina con un pizzico di sale.
2 Impastate velocemente fino a quando il burro avrà assorbito tutta la farina. Mentre la lavorate se notate che si sta sbriciolando aggiungete qualche cucchiaio di acqua fredda. Quindi formate una palla di pasta e lasciate in frigorifero per mezz'ora.
3 Tagliate le zucchine a fettine sottili. Mescolate il formaggio fresco di capra con la panna, le uova, il sale e il pepe. Unite la menta tritata finemente e mescolate ancora.
4 Quindi stendete la pasta brisée su una teglia leggermente imburrata e versate il ripieno. Poi coprite con le fettine di zucchine, cospargete con il parmigiano grattugiato e un filo d'olio d'oliva. Cuocete in forno preriscaldato a 180° per 45 minuti.

ricetta tratta da Inchiostro e Farina  

Oltre ad aver provato questa buonissima ricetta primaverile di Inchiostro e Farina (che Vera aveva messo fra le nostre mille bozze del blog!), questo fine settimana ci siamo goduti il sole (che ormai pare un ricordo lontano) in bicicletta per la campagna svizzera fra cicogne, falchi, mucche e campi di fragole... 

ma non ho proprio tempo per scrivere in questi giorni, quindi vi racconto tutto con le foto... 


'campagna campagna'




'campagna campagna'






'campagna campagna'







domenica 8 agosto 2010

i mercati di Berna + yogurt alle pesche e amaretti

Questo weekend sono venute mia mamma e la mamma di Ru (e Vera) a trovarci qui in Svizzera.
Ieri siamo stati a Berna (che resta forse la mia città svizzera preferita) dove abbiamo anche trovato il mercatino dell'artigianato del primo sabato del mese (in cui avrei comprato tutto!).
Si tratta di un mercatino allestito nel giardino panoramico attorno al Münster (la cattedrale) i cui espositori vendono oggetti per la casa, manufatti, disegni, sculture e ricami tutti di molto buon gusto (anche se spesso non a buon mercato) e originali.

Berna, agosto 2010

Ci sono anche delle signore che ricamano, tessono o lavorano a maglia dietro le bancarelle in cui vendono i loro manufatti.

Berna, agosto 2010


Oltre a questo delizioso mercatino mensile, ogni sabato vicino alla sede del Bundesrat (il consiglio federale) c'è il mercato settimanale che ha una vivace e colorata sezione multietnica e attorno a cui si concentra l'animazione della città. Vista la bella giornata, i bambini trovavano refrigerio giocando con gli spruzzi d'acqua della piazza del Bundesrat.

Berna, agosto 2010


All'arrivo delle mamme in Svizzera, abbiamo fatto subito merenda con una piccola elaborazione del mio yogurt...

Yogurt alle pesche e amaretti

Ingredienti per 1 persona
* 1 vasetto di yogurt fatto in casa (circa 160ml)
* 1 pesca bianca
* 2 amaretti
* 1 cucchiaino di zucchero di canna (o di miele)



yogurt pesche e amaretti



Preparazione pelare e tagliare a pezzi la pesca, sbriciolare gli amaretti e mescolare tutti gli ingredienti.

lunedì 26 aprile 2010

25 aprile


Weekend impegnato, soprattutto ad imbiancare (finalmente abbiamo finito!): non ho avuto tempo, né energie, per cucinare, ma sono comunque riuscita a fare un salto al mercato...

Mercato di Baden



Mercato di Baden


...a godermi un po' il sole e a festeggiare in qualche modo il 25 aprile...


BBQ

sabato 13 febbraio 2010

Il pane della vicina armena

Stamattina, appena prima di alzarmi, ho sognato Trieste e la nostra casa vicino al giardino pubblico: i suoi soffitti alti, i muri rosa, la luce del sole calda che filtrava dalle fessure un po' irregolari della persiana e il rumore della città che entrava nelle stanze appena aprivi le finestre dai vetri antichi e storti. 
 
Qui invece la luce che entra dalle finestre stamattina è un po' freddina, fuori nevica ancora e viene voglia di restare sotto le coperte. Se apri le finestre entra solo il silenzio avvolgente della neve e del sabato svizzero e sonnacchioso.

Ancora un po' addormentata, sotto le coperte e con il pensiero ancora un po' a Trieste, le prime due cose che ho letto stamattina mi hanno messo di buon umore: questo bellissimo post di Nina che parla di gatti che salgono sugli alberi e non hanno nessuna intenzione di scendere e di una nonna che entra in casa dalla finestra; e questo articolo di Internazionale che fa parte della rubrica "Nuovi Italiani" (fra le mie preferite!). Visto che si tratta di un racconto un po' culinario, lo riporto anche qui sul blog. Buon weekend a tutti!

Il pane della vicina armena

Sarah Zuhra Lukanic è una scrittrice nata in Croazia nel 1960. Vive a Roma dal 1987.

Mia madre aveva un’amica armena, Tanya Balian, che per Pasqua preparava una grande treccia fragrante, il cui profumo si sentiva per tutte le scale del condominio. Si chiama corég ed è simile al sirnice che si fa in Dalmazia. Solo che il pane pasquale della signora Balian era più buono.
Un popolo che ha vissuto la diaspora ha bisogno di frugare nei ricordi di tutti i membri della comunità per ricomporre la sua storia. Quella armena ha una data indelebile: il genocidio del 1915. A volte l’uscita di un libro o di un film aiuta a rispolverare la memoria collettiva. Ma l’esule non ha bisogno di film o di libri per ricordare. L’esule vive del suo passato e con la forza del ricordo ricostruisce tutti gli incastri.
È quello che ha cercato di fare Sonya Orfalian, un’armena nata in Libia e trapiantata a Roma. Sonya è un’artista e per riordinare la diaspora del suo popolo ha scelto di partire dalla cucina. Il libro La cucina d’Armenia (Ponte alle Grazie 2009) raccoglie ricordi, ricette, usanze e consigli: tutto il vissuto di una comunità piccola, complessa e discreta.
La lettera capovolta
L’appuntamento con Sonya è nella sua casa romana alla Magliana. Le pareti sono impreziosite dai suoi quadri, talmente essenziali da sembrare giapponesi. Il pavimento è abbellito da un tappeto che riprende un suo disegno con le lettere dell’alfabeto armeno. Mi racconta che i tessitori l’hanno rimproverata perché per motivi estetici ha capovolto una lettera. Ma Sonya conosce bene l’alfabeto armeno. Ha imparato a leggere la lingua dieci anni fa, prendendo lezioni a casa di un’amica iraniana, anche lei figlia della diaspora armena.
Mi racconta anche del suo bisnonno paterno che lavorava in Sudamerica e di suo nonno che si è trasferito a Gerusalemme ai tempi dell’impero ottomano. Suo padre è nato là, mentre sua madre è nata in una comunità di rifugiati armeni ad Aleppo, in Siria. La saga della famiglia Orfalian è poi continuata in Libia, dove Sonya ha frequentato la scuola italiana.
In una diaspora così lunga e imprevedibile, una società può sopravvivere solo raccontandosi. Nella diaspora armena la chiesa ha svolto il ruolo dello stato ed è stata un rifugio sicuro per la comunità. Come l’isola di San Lazzaro dei padri mechitaristi a Venezia, che oltre a museo e biblioteca, ospitava una stamperia che riproduceva testi in trentasei lingue. Quando vado a Venezia, dormo al collegio armeno di Moorat Raphael, a Dorsoduro, che in passato è stato un asilo per poeti e scrittori armeni.
L’ingrediente segreto
Poi parliamo degli armeni a Roma, ormai poche migliaia di persone. Il loro punto di riferimento è la chiesa di san Nicola da Tolentino, vicino al Pontificio collegio armeno. La comunità pubblica anche la rivista quindicinale Akhtamar, che si concentra sulla cultura di questo popolo. In Italia esistono comunità armene a Venezia, Milano, Padova e Roma, mentre in passato c’è stata una significativa presenza armena anche a Livorno, Taranto e Bari.
Sonya si alza e prende dall’armadio una sua scultura. Ha la forma di una pagnotta ed è fatta di marmo travertino. È come se dentro la scultura fosse impastata tutta la storia del suo popolo. Prima di salutarci le chiedo la ricetta del corég. Mi spiega che bisogna aggiungere all’impasto un cucchiaio di maleppo macinato. È il seme che si trova dentro il nocciolo di un ciliegio selvatico che cresce in oriente. Ecco perché il pane pasquale della signora Balian era così speciale.
Sarah Zuhra Lukanic
 Articolo di Sarah Zuhra Lukanic, tratto dal blog di Internazionale, 12 febbraio 2010.

Creative Commons Licensearticolo soggetto a licenza Creative Commons

giovedì 11 febbraio 2010

Chiacchierando per le strade di Ginevra - post per Vera

Quando Vera è venuta a trovarci la scorsa settimana siamo andate un giorno a  Ginevra. Una limpida e gelida giornata trascorsa a passeggiare fra le "acque impetuose" del Rodano, a ridere degli strani primati di Ginevra (fra cui la panchina più lunga d'Europa!), ...


Ginevra






... a chiacchierare, a confrontarci e a pensare, con un po' di ansia, ma anche tanta speranza, al futuro che ci aspetta.


Ginevra



Per un giorno lontane dallo stress e dai pensieri, a guardare il sole tramontare nel lago e riempirci le orecchie di francese (chissà se un giorno lo parleremo anche noi?)...


Ginevra






Questo post è per te, per il tuo compleanno:


Tanti auguri, Vera!
 
Ovunque saremo e qualsiasi cosa faremo, spero tu possa essere sempre felice!
con tanto affetto

SiLviA

mercoledì 15 luglio 2009

Tortino di alici e melanzane (e gita a Neuchâtel)

Finalmente è arrivata la stagione per le melanzane e i pomodori (che sono forse le mie verdure preferite)! Le temperature quasi autunnali di questi giorni [ndr: il post è di domenica, adesso fa più caldo!] hanno, se non altro, il vantaggio di farmi usare il forno senza soffrire, quindi mi è sembrato il momento più adatto per preparare questa ricetta che avevo visto tempo fa sfogliando il blog de l'osso e la lisca.



Ingredienti

*
500 gr di alici fresche

* 2 melanzane di media grandezza

*
250 gr di pomodorini

*
5-6 pomodori secchi

*
50gr di mollica di pane

*
1 cucchiaio di parmigiano grattugiato

*
1 mazzetto di basilico

*
1 mazzetto di prezzemolo

*
la scorza grattugiata di un limone

*
pinoli

*
1 spicchio d'aglio

*
olio extavergine

*
sale & pepe


Preparazione

1 Pulite i pesciolini, eliminando testa, la lisca e visceri, apriteli a libro e sciacquateli sotto l'acqua corrente, quindi tamponate con carta assorbente.

2 Tagliate le melanzane a fette, spennellatele con l'olio aromatizzato con mezzo spicchio d'aglio tritato e scottatele alla piastra.

3 Sbollentate i pomodorini e pelateli (io non li ho pelati perché li preferisco con la buccia!).

4 Passate al mixer la mollica di pane, il prezzemolo, il basilico, mezzo spicchio d'aglio tritato, la scorza grattugiata del limone, una manciata di pinoli e il parmigiano; aggiungete un filo d'olio evo e un pizzico di sale.

5 Disponete in una pirofila da forno uno strato di melanzane, uno di acciughe, qualche pomodorino tagliato a metà e uno o due pomodori secchi a pezzetti, condite con poco sale e pepe e infine cospargete con il pane aromatizzato; procedete in quest'ordine fino ad esaurimento degli ingredienti. Infornate la pirofila a 180° per circa 15 minuti. Servite il tortino tiepido.

ricetta tratta da l'osso e la lisca



... nonostante il tempo incerto, non ho trascorso tutto il weekend ai fornelli!
Visto che le nuvole non permettevano passeggiate bucoliche, ho pensato di tornare a Neuchâtel per vedere il Centre Dürrenmatt Neuchâtel che l'altra volta avevo saltato.
Conosco Dürrenmatt solo come scrittore ed ero davvero curiosa di vedere anche i suoi disegni e quadri; purtoppo però l'esposizione permantente (come è scritto sul sito internet in una piccola parentesi che proprio non avevo notato) è trasferita in Germania fino a settembre e in questo periodo sono esposte solo pochissime opere a Neuchâtel.


Nonostante ciò è valsa la pena di fare questa gita. Il museo si trova sulle colline in mezzo ai boschi e da lassù c'è una bellissima vista sul lago e sulle alpi: immagino che con una giornata di sole debba essere davvero da togliere il fiato. Inoltre il museo temporaneamente ospitava una mostra su Pier Paolo Pasolini (Pier Paolo Pasolini - Qui je suis) davvero interessante, accompagnata da una rassegna cinematografica in città. In una stanza del museo venivano anche proiettati alcuni documenti filmati con interviste e spezzoni di film: è stato molto bello riguardare i Comizi d'amore raccolti fra la gente nell'Italia degli anni sessanta.

* Il mondo non mi vuole
più e non lo sa (P. P. Pasolini) *


Neuchâtel poi è una cittadina davvero graziosa attraversata da viuzze strette e per lo più in salita, le case hanno quasi tutte le finestre colorate e sono decorate spesso da piccoli trompe l'oeil... tutto sommato non mi dispiace non essere riuscita a vedere il museo, così ho una scusa per tornarci presto! La cosa buffa è che durante tutta la giornata ho continuato istintivamente a rispondere in tedesco alla gente che mi parlava in francese, mettendomi così nei guai, visto che tutti passavano subito a parlarmi in tedesco, convinti che fossi in grado di parlarlo bene... ho perfino risposto ad un signore che mi si rivolgeva in francese la mia tipica frase di quando non capisco: "Entschuldigung, ich spreche nur ein bisschen Deutsch!" (mi scusi, parlo solo un po' di tedesco)... credo che abbia pensato che fossi pazza! La prossima volta devo cercare di controllare un po' la mia confusione linguistica...




lunedì 15 giugno 2009

Fra i campi di grano e di fragole

Sabato è stata una bellissima giornata di sole e venticello, ideale per passeggiare fra i mille sentieri che attraversano la campagna svizzera, i campi di grano, i pascoli e i prati fioriti.






Quando c'è il sole, qui il cielo è davvero azzurro e la campagna regala colori e profumi meravigliosi!






Tornati a casa, siamo stati accolti dalla piccola opera d'arte della bimba dei nostri vicini: una coloratissima principessa con tanto di castello disegnata con il gesso sul marciapiede.





Nel nostro girovagare "campagna campagna" abbiamo anche trovato l'azienda agricola di Ulrich Lüscher. Qui c'è un negozietto dove sono in vendita i prodotti dell'azienda, ma i clienti meno pigri possono anche raccoglierli e sceglierli personalmente dal campo.
C'è un orticello con erbe aromatiche e ortaggi, ma l'attrattiva del momento sono i campi di fragole, sponsorizzati perfino con un enorme fragolona gonfiabile!
Proprio come ha raccontato Alex, anche qui si possono raccogliere le fragole direttamente dal campo!






Naturalmente è tutto perfettamente organizzato: un signore affida agli avventori un filare del campo in cui raccogliere le fragole, un cestello e un bastone. Se ci si porta il cestello da casa, bisogna andare prima a pesarlo per stimare la tara. Una volta finito di raccogliere si pianta il bastone nel punto in cui si è arrivati in modo che il cliente successivo possa ripartire dal lì, quindi si va alla bilancia con il cestello e si pagano le fragole che si sono raccolte (ovviamente quelle che ci si gusta durante la raccolta sono gratis!). È davvero divertente stare tutti con il sedere per aria e la bocca sporca di rosso in mezzo al campo!






Presa dall'entusiasmo ho raccolto 1.2kg di fragole, così ho fatto la buonissima marmellata di Vera per smaltirne un po'!
Quando si raccoglie qualcosa dalla terra ha sempre un sapore incomparabile: sarà in parte dovuto alla soddisfazione per averle scelte ad una ad una, ma queste fragole sono davvero eccezionali... inutile dire che tornerò anche la settimana prossima!






Oggi piove, ricomincia la settimana e non mi resta che stare al calduccio a lavorare. Ogni tanto mi fermo ad ascoltare il rumore della pioggia, mangio qualche fragola e ripenso ai colori di questo finesettimana che le nuvole di oggi sembrano aver cancellato, proprio come la principessa sul marciapiede!

domenica 24 maggio 2009

Mercato di Oerlikon

Quando abitavo a Padova andavo spessissimo a fare la spesa al mercato, in piazza delle Erbe e piazza della Frutta (o nel mercato fisso sotto il Salone) e praticamente non compravo mai la frutta e la verdura al supermercato. A volte se passavo verso l'ora in cui il mercato stava per essere smontato, capitava anche che mi regalassero un po' di merce, o che facessero sconti abbondanti.
Mi piace molto andare al mercato e osservare la gente, scegliere la frutta e la verdura che mangerò e godermi i colori, i rumori e la vivacità delle bancarelle; è bello passeggiare fra i banchi anche senza comperare niente. Per molti è anche un modo per trovare qualcuno con cui chiaccherare, come la simpatica signora che mi ha fermato ieri mattina, parlandomi in svizzero tedesco, mentre la guardavo con la fronte aggrottata per cercare di capire cosa mi stesse dicendo...


Qui in Svizzera purtroppo i mercati non sono così frequenti e quando piove (non di rado!) ci sono solo poche bancarelle e solitamente solo la mattina fino alle 11.30-12, quindi non mi è tanto facile andarci spesso. Per fortuna, per soddisfare la mia voglia di bancarelle, ogni tanto riesco a fare un salto al sabato mattina al mercato di Baden o al Bauernmarkt di Oerlikon (a Zurigo). Quest'ultimo, anche se è molto più ristretto dei mercati padovani, è molto ben fornito: ci sono grandi banchi di frutta e verdura, pane, piante, fiori, erbe aromatiche, pesce di lago, prodotti tipici italiani e greci...


... ma anche alcuni piccoli banchetti di contadini e fattori che vengono a vendere i loro prodotti come uova, miele, marmellate, frutta di stagione...

... che sono i miei preferiti!

Nei mercati svizzeri è curiosa anche la varietà di vegetali diversi da quelli che si trovano in Italia: per esempio il prezzemolo (peterli in svizzero tedesco) è diverso, più "ricciolino", oppure si possono trovare le carote gialle, o quelle violette oppure i peperoni arancioni...


Quindi anche oggi un post senza ricette, ma mi rifarò nei prossimi giorni, questo fine settimana sono un po' pigra, soprattutto per mettermi a trascriverle... saranno queste ultime limpidissime giornate che anticipano l'estate e che mi fanno venir voglia solo di stare all'aperto e poco dietro ai fornelli o davanti al computer!

Buon inizio settimana a tutti!

giovedì 21 maggio 2009

Mille papaveri rossi e... un bicchiere di vino

Oggi qui è vacanza ed è anche una bellissima giornata, quindi sono stata fuori a fare una passeggiata...


... fra i campi di papaveri...

papaveri a Wettingen, 21 Maggio 2009. © Silvia


Quindi approfitto di questo post "vacanziero" per copiare sul blog un'altra poesia di Pablo Neruda dedicata ai piaceri del palato:

piazza delle Erbe (Padova) in un bicchiere. 20 Maggio 2007. © SiLviA




Oda al vino

Vino color de día,

vino color de noche,
vino con pies de púrpura
o sangre de topacio,
vino,
estrellado hijo
de la tierra,
vino, liso
como una espada de oro,
suave
como un desordenado terciopelo,
vino encaracolado
y suspendido,
amoroso,
marino,
nunca has cabido en una copa,
en un canto, en un hombre,
coral, gregario eres,
y cuando menos, mutuo.

A veces
te nutres de recuerdos
mortales,
en tu ola
vamos de tumba en tumba,
picapedrero de sepulcro helado,
y lloramos
lágrimas transitorias,
pero
tu hermoso
traje de primavera
es diferente,
el corazón sube a las ramas,
el viento mueve el día,
nada queda
dentro de tu alma inmóvil.
El vino
mueve la primavera,
crece como una planta la alegría,
caen muros,
peñascos,
se cierran los abismos,
nace el canto.
Oh tú, jarra de vino, en el desierto
con la sabrosa que amo,
dijo el viejo poeta.
Que el cántaro de vino
al beso del amor sume su beso.

Amor mio, de pronto
tu cadera
es la curva colmada
de la copa,
tu pecho es el racimo,
la luz del alcohol tu cabellera,
las uvas tus pezones,
tu ombligo sello puro
estampado en tu vientre de vasija,
y tu amor la cascada
de vino inextinguible,
la claridad que cae en mis sentidos,
el esplendor terrestre de la vida.

Pero no sólo amor,
beso quemante
o corazón quemado
eres, vino de vida,
sino
amistad de los seres, transparencia,
coro de disciplina,
abundancia de flores.
Amo sobre una mesa,
cuando se habla,
la luz de una botella
de inteligente vino.
Que lo beban,
que recuerden en cada
gota de oro
o copa de topacio
o cuchara de púrpura
que trabajó el otoño
hasta llenar de vino las vasijas
y aprenda el hombre oscuro,
en el ceremonial de su negocio,
a recordar la tierra y sus deberes,
a propagar el cántico del fruto.
Ode al vino

Vino color del giorno,
vino color della notte,
vino con piedi di porpora
o sangue di topazio,
vino,
stellato figlio
della terra,
vino, liscio
come una spada d’oro,
morbido
come un disordinato velluto,
vino inchiocciolato
e sospeso,
amoroso,
marino,
non sei mai presente in una sola coppa,
in un canto, in un uomo,
sei corale, gregario,
e, quanto meno, scambievole.

A volte
ti nutri di ricordi
mortali,
sulla tua onda
andiamo di tomba in tomba,
tagliapietre del sepolcro gelato,
e piangiamo
lacrime passeggere,
ma
il tuo bel
vestito di primavera
è diverso,
il cuore monta ai rami,
il vento muove il giorno,
nulla rimane
nella tua anima immobile.
Il vino
muove la primavera,
cresce come una pianta di allegria,
cadono muri,
rocce,
si chiudono gli abissi,
nasce il canto.
Oh, tu, caraffa di vino, nel deserto
con la bella che amo,
disse il vecchio poeta.
Che la brocca di vino
al bacio dell’amore aggiunga il suo bacio

Amor mio, d’improvviso
il tuo fianco
è la curva colma
della coppa
il tuo petto è il grappolo,
la luce dell’alcol la tua chioma,
le uve i tuoi capezzoli,
il tuo ombelico sigillo puro
impresso sul tuo ventre di anfora,
e il tuo amore la cascata
di vino inestinguibile,
la chiarità che cade sui miei sensi,
lo splendore terrestre della vita.

Ma non soltanto amore,
bacio bruciante
e cuore bruciato,
tu sei, vino di vita,
ma
amicizia degli esseri, trasparenza,
coro di disciplina,
abbondanza di fiori.
Amo sulla tavola,
quando si conversa,
la luce di una bottiglia
di intelligente vino.
Lo bevano;
ricordino in ogni
goccia d’oro
o coppa di topazio
o cucchiaio di porpora
che l’autunno lavorò
fino a riempire di vino le anfore,
e impari l’uomo oscuro,
nel cerimoniale del suo lavoro,
e ricordare la terra e i suoi doveri,
a diffondere il cantico del frutto.


Pablo Neruda
Ode al vino e altre odi elementari
Traduzione di Giovanni Battista De Cesare





martedì 7 aprile 2009

Torta di Pasqua (Svizzera?)

Qui c'è aria di Pasqua: ovunque le vetrine sono decorate con coniglietti e gallinelle!
In Svizzera non si usano le uova di cioccolato o le colombe, ma i coniglietti (senza sorpresa!) oppure le uova sode colorate.
Giorni fa in caffetteria all'università mi è capitato di assaggiare una tortina di riso e latte davvero buona che ho scoperto essere un dolce di Pasqua, penso svizzero visto che qui è molto diffuso in questo periodo. Per certi versi mi ha ricordato la pastiera napoletana che io adoro!
Quindi ho cercato qua (non mi sarei mai aspettata di trovarla sul New York Times!) e la ricetta e ho deciso di prepararla! Mediando fra le varie proposte, ecco come l'ho preparata:

Ingredienti:
1 bacello di vaniglia
3.5 dl di latte
40 g di riso
30 g di uvetta
50 g di zucchero
150 g di pasta frolla
2 uova
1 pizzico di sale
zucchero a velo

Preparazione:
Aprite il bacello di vaniglia per il lato lungo e mettetelo con il latte in una casseruola. Portate a ebollizione ed aggiungete il riso. Quindi coprite e lasciate sobbollire per circa 20 minuti. Unite lo zucchero e le uvette e lasciare sul fuoco per altri 15 minuti fino ad ottenere una massa densa ed omogenea. Eliminate il bacello di vaniglia e lasciate raffreddare.

Dividete i tuorli dagli albumi e incorporate i rossi con la pasta di riso. Monate a neve i bianchi con un pizzico di sale e amalgamateli al resto del composto. Stendete la pasta frolla su una tortiera imburrata e bucherellatela con una forchetta. Riempite con la farcia e mettete in forno già caldo a 180º per circa 30 minuti.


Approfitto di questo post per rispondere anche al meme che ci ha proposto Lo:

Le cinque cose da cui sei dipendente:

1. il mare (come sono ripetitiva!): il suo odore, il suo colore, il suo rumore e tutti i suoi sapori. L' acqua è per me più di una risorsa indispensabile: una delle cose a cui non riuncerei mai è galleggiarci ed immergermici. A volte penso che sia il mio ambiente naturale, forse ho sbagliato a nascere sulla terraferma!?

2. il cacao e tutto ciò che ne deriva.

3. la solitudine e il silenzio (che in realtà è pieno di suoni) per potermi fermare a pensare e ad ascoltare.

4. i pranzi in compagnia e il cucinare per gli altri. Proprio non mi piace mangiare da sola. Non c'è niente di più divertente che chiaccherare intorno ad un tavolo e condividere oltre alle parole e alle emozioni, anche i sapori e i profumi...

5. la musica di Fabrizio De André, i romanzi di Andrea Camilleri e i film di François Truffaut (lo so che così sono 7 e non 5... ma non sapevo quali scegliere!).
SiLviA


...adesso, Vera, tocca a te!




Io sono fisicamente e mentalmente dipendente da:

1 Sole
Il sole è forse la mia passione più grande, dal sole dipende il mio umore, mi da carica e voglia di fare, energia, ottimismo. Sono famosa, in casa e tra i miei amici, per essere quella che si mette al sole appena ce n'è uno sprazzo, con sciarpa e piumino, anche solo per prenderlo in viso! Negli anni d'oro, quelli in cui studiavo per preparare gli esami, mi fiondavo al sole con libri e tutto! Il massimo era, poi, quando Tommy, il gattone dei vicini, mi faceva compagnia, sdraiandosi all'ombra (lui) sotto il mio lettino.

2 Mare
Il rumore delle onde, il vento che spazza via le nuvole, il cielo che si incontra con l'acqua, lontano, all'orizzonte, il sole che ne esce all'alba e ci si tuffa al tramonto, rosso, incandescente. Il profumo di iodio, la salsedine sulla pelle, le barche ormeggiate sul molo e i pescatori... il viso arso dal sole, le mani forti, brune e callose...

3 Cioccolata
Beh, cosa dire?! Credo che il blog mi sia testimone... La cioccolata è irresistibile, gratifica, esalta, consola... È amica fedele, compagna di serate in compagnia e di momenti di solitudine. È eclettica e "socievole", si presta a mille accostamenti, è eccezionale calda e densa, fredda, croccante o morbida... cosa c'è di meglio???

4 Comunicare
Ne ho bisogno, sono fisicamente e mentalmente dipendente dal comunicare. Non riuscire ad entrare in sintonia con le persone con le quali devo rapportarmi mi crea un senso di frustrazione. Comunicare, esprimere... non solo a parole, ma soprattutto con piccoli gesti densi di significato (preparare un dolce a sorpresa per festeggiare un giorno qualunque con le persone care, un invito a cena inaspettato, un piccolo regalo in un momento difficile, per far sentire il proprio affetto, un abbraccio, un sorriso...). Mi rendo conto a volte, che nella fretta di tutti i giorni, si perde il significato della comunicazione. Spesso diventa frettolosa e superficiale... Eppure è, forse, la capacità più preziosa che gli esseri viventi abbiano, perché ci rende capaci di provare emozioni, di stingere legami, di non sentirci soli.

5 Viaggiare
Last but not least. Partire, arrivare, esplorare, scoprire, mettersi in gioco. Sentirsi spaesati ma curiosi, soli ma aperti a nuovi incontri. Desiderare di cogliere l'essenza e le sfumature di una città, di un paese, il mercato, i negozietti, le viuzze nascoste, i suoni della lingua, del dialetto, i colori del cielo riflessi nelle finestre...

VerA

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ipse dixit...

  • meglio un asino vivo che un dottore morto! (zia laura)
  • quel che non strangola... ingrassa! (zia laura)
  • non ti curar di lor, ma guarda e passa (dante alighieri)
  • the most important thing is to enjoy life - to be happy - that's all that matters (Audrey Hepburn)
  • ho imparato tante cose qui... non solo a cucinare, ma una ricetta molto più importante: ho imparato a vivere. Ho imparato ad essere qualcosa di questo mondo che ci circonda, senza stare lì in disparte a guardare... (dal film Sabrina)
  • ergastolo in vita! ai lavori "sforzati"! (zia laura)
  • "calandra" (cioè cassandra), verace sempre, creduta mai... (zia laura)
  • tutti i nodi vengono al petto (laura)

gocce di rugiada

  • one step at the time
  • siamo qua tre giorni con ieri l'altro
  • chi semina vento raccoglie tempesta
  • chi semina raccoglie
  • chi si ferma è perduto
  • tutto il mondo è paese
  • meglio soli che male accompagnati
  • meglio tardi che mai...
  • aiutati che il ciel t'aiuta
  • finché c'è vita c'è speranza
  • cuor contento ciel l'aiuta!
  • gratis et amore dei
  • via il dente, via il dolore!
  • chi si accontenta, gode!
  • sursum corda!