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domenica 1 maggio 2011

pasta con i vrocculi arriminati

Mio papà mi ha regalato il libro dei "Calycanti" la cucina Siciliana: il bello è che me lo comprato senza sapere che fosse degli autori de La cucina di Calycanthus e senza sapere che io fossi una lettrice del loro blog... Semplicemente vedendolo in libreria ha pensato che potesse piacermi: e non si sbagliava!
Ho voluto subito provare una loro ricetta e ve la riporto qui sotto.





Pasta con i vrocculi arriminati
pasta con i vrocculi arriminati
Ingredienti
* bucatini
* 1 cavolfiore
* 1 cipolla
* 2 spicchi d'aglio
* 3 filetti di acciughe sottosale
* 50g di pinoli
* 50g di uva passa
* 1 bustina di zafferano o 3-4 filamenti
* olio extravergine d'oliva
* sale


Preparazione
1 Tagliate le cime del cavolfiore, lavatele con cura e sbollentatele qualche minuto in abbondante acqua salata. Scolate con una schiumarola quando son ben al dente conservando interamente l'acqua di cottura.
2 Tritate finemente la cipolla e fatela imbiondire con qualche cucchiaio di olio extravergine d'oliva in una padella larga, unite i filetti di acciuga dissalati, l'uvetta rinvenuta in acqua, i pinoli, lo zafferano e infine il cavolfiore a pezzi e lasciate cuocere coperto a fuoco dolce con mezza tazza d'acqua di cottura del cavolfiore.
3 Nel frattempo cuocete la pasta nell'acqua di cottura rimanente, scolate ben al dente e versate nella pentola con il condimento, rimestate bene (vale a dire arriminate) e servite.

ricetta tratta da la cucina Siciliana di Maria Teresa Di Marco, Marie Cécile Ferré
e Maurizio Maurizi (ovvero i Calycanti) - Guido Tommasi Editore



Anche il cielo inquieto della Svizzera - pieno di nuvole pesanti, sprazzi di sole e temporali improvvisi - sembrava riflettere il mio umore di questi giorni: per fortuna ho trovato un ombrello (o forse una mano amata...) per ripararmi. 
Copio qui sotto questa poesia che ho letto sul blog di Nina, spero che lei non me ne vorrà...
Buona settimana a tutti!
Guarda non chiedo molto,
solamente la tua mano, tenerla
come una piccola rana che così dorme contenta.

[...]


io la tesso nell’aria, ordendo ogni dito

e la pesca setosa della palma
e il dorso, questo paese d’alberi azzurri.
Così la prendo e la sostengo, come
se da ciò dipendesse
moltissimo del mondo,
il succedersi delle stagioni,
il canto dei galli, l’amore degli uomini.
(J. Cortazar)

mercoledì 9 marzo 2011

Donne Women Femmes

particolare da Le tre età della donna, Gustav Klimt 1905
In questa notte d'autunno
sono pieno delle tue parole

parole eterne come
il tempo
come la materia
parole pesanti come la mano
scintillanti come le stelle.

Dalla tua testa dalla tua carne

dal tuo cuore

mi sono giunte le tue parole
le tue parole cariche di te

le tue parole, madre

le tue parole, amore
le tue parole, amica.
Erano tristi, amare
erano allegre, piene di speranza
erano coraggiose, eroiche

le tue parole
erano uomini.

Nazim Hikmet


Avevo promesso che sarei stata più presente. Mi manca il tempo, troppo spesso, per fermarmi a riflettere e ad elaborare i pensieri, le esperienze, le emozioni di tutti questi giorni spesi a rincorrere "il meglio di noi", il tentativo di dare il massimo, sempre, per poter concludere la giornata senza magoni irrisolti... Le giornate sono troppo brevi.
Ieri, invece, è stata una giornata incredibilmente lunga e densa di avvenimenti. Siamo arrivate presto in ospedale, e ci siamo affaccendate, tra routine e imprevisti, intorno ai nostri pazienti. Abbiamo riso, scherzato, pianto con loro, lottato con loro, cercato di infondere loro coraggio e speranza, pur dovendo comunicare notizie terribili di malattie incurabili a giovani donne e uomini, atterriti, increduli, e alle famiglie disperate. Abbiamo discusso insieme, ci siamo confrontate, ci siamo sfogate, e sostenute nei momenti duri, che ieri, e oggi, e sempre, sono tanti, nel nostro lavoro e nella vita.
Ho riflettutto e gioito dell'essere donna, e della nostra capacità di darci agli altri, senza riserve, senza orari, senza limiti. Del nostro essere figlie, sorelle, madri, amanti, amiche, sempre, ogni giorno, completamente noi, totalmente votate a dare più che ricevere, ad ascoltare, sostenere, accompagnare, a tendere la mano...
Pur coi nostri sfoghi, momenti di debolezza, di disperazione, ma sempre capaci di ricominciare, di ripartire, ogni giorno, di raccogliere nuove sfide, soprattutto quando qualcuno chiede aiuto. Tutto questo, i nostri sorrisi, le nostre mani tese a sorreggere, le nostre parole di conforto, le nostre lacrime, spesso sembra non avere valore. Eppure non ci fermiamo mai. Spesso, basterebbero una parola, una mano tesa, un sorriso, per renderci felici.

Grazie alle mie meravigliose colleghe donne.

martedì 8 marzo 2011

a tutte le donne (di Alda Merini)

Alda Merini, Milano - foto di Guido Harari


Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l'emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d'amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d'amore.




A tutte le donne, di Alda Merini





con questa bella poesia di Alda Merini partecipo all'operazione poetry attack.



domenica 27 febbraio 2011

calamari ripieni (5) alla siciliana (+ attacchi di poesia)

Dopo una settimana quasi totalmente dedicata al lavoro, avevo voglia di mettermi un po' ai fornelli. Era tanto che non compravo dei calamari e, per trovare nuove idee, ho cercato nel blog di Silvia (Kitchenqb) che mi ha fatto scoprire da poco Francesca. Ho scelto questa sua ricetta un po' agrodolce e mediterranea di calamari ripieni alla siciliana, con pomodori, uvette, pinoli, peperoncino e arancia. Un po' di sole e di mare in tavola, mentre fuori è sempre grigio e freddo!


attacchi di poesiaPrima di scrivere la ricetta, volevo segnalarvi un'iniziativa per l'8 marzo, secondo me molto carina, che ho trovato su Poetry Attack (blog di Giorgia Vezzoli, poetessa, blogger e attivista nel campo dei diritti delle donne). Ecco di cosa si tratta:
Per l’8 marzo vogliamo reclamare e declamare i nostri diversi modi di essere donna in modo creativo. Come? Attraverso la poesia che, proprio come noi, trova poco spazio sui media e nella società!
Facciamo la rivoluzione culturale, riportiamo la poesia in mezzo alla gente, per ricordare a noi e a chi ci sta intorno l’importanza delle parole e la bellezza di una rappresentazione molteplice delle donne contro il modello unico imperante.

PER STRADA: L’8 marzo scendi in strada con una poesia o dei versi sulle donne appesi al collo (basta fare un semplice cartello con del cartoncino).
Puoi andare al lavoro, salire sull’autobus, passeggiare con amiche ed amici con il tuo cartello poetico. Puoi anche fermarti in uno spazio pubblico e leggere la poesia!

SU FACEBOOK: Pubblica la foto del tuo "cartello poetico" sulle donne come immagine del tuo profilo Facebook per tutta la settimana dal 6 al 13 marzo.
In questo modo, se non potrai fare il tuo “attacco di poesia” per strada, la foto dei versi che hai scelto sarà comunque un poetry attack a spasso per la Rete! 

Vivendo in un paese straniero e non avendo un account Facebook, credo che parteciperò a modo mio: scrivendo la mia poesia qui sul blog! Sarebbe molto bello se questa iniziativa si diffondesse!


 
e ora la ricetta:

Ingredienti
* 10 calamari piccoli
* 6 pomodori di media grandezza (sostituibili con pomodoro pelato)
* 1 spicchio d'aglio
* mezza cipolla
* pinoli e uvetta a piacere
* 100g pangrattato
* olio
* sale & peperoncino
* 1/2 bicchiere di vino bianco
* 1 arancia da spremere

Preparazione
1 Pulite i calamari, tagliando i tentacoli a pezzetti e mettendoli da parte. 

calamari ripieni alla siciliana
2 Scaldate dell'olio in una padella e fate soffriggere a fiamma dolce la cipolla, tagliata finemente, e lo spicchio d'aglio schiacciato. Aggiungete al soffritto il pomodoro, salate e aggiungete il peperoncino. Lasciate cuocere per 5 minuti. 

3 A questo punto aggiungete i tentacoli, una parte di vino bianco,  uvetta e pinoli. Unite il pan grattato. Il tutto deve risultare asciutto. 

4 Prendete le sacche dei calamari e, aiutandovi con un cucchiaino, riempitele con il composto così ottenuto. Chiudetele con uno stecchino ed adagiatele in una teglia aggiungendo il resto del vino bianco.State attenti a non riempire troppo le sacche dei calamari perché cuocendo, si ridurranno di volume e, se troppo piene, 'esploderanno' (come è successo a me!).

5 Infornate a 150° per 20' e a metà cottura spremete sopra il succo di arancia.

ricetta tratta da kitchenqb

...e per dessert?...  ve lo scrivo nel prossimo post!

giovedì 17 giugno 2010

Kolokithopita (tortina greca di zucchine) e tanta pioggia

[...]
Acqua che non si aspetta
altro che benedetta
Acqua che porta male sale
dalle scale sale senza sale
Acqua che spacca il monte
che affonda terra e ponte

Ma la moglie di Anselmo
sta sognando del mare
Quando ingorga gli anfratti
si ritira e risale
E il lenzuolo si gonfia
sul cavo dell'onda e la lotta si fa
scivolosa e profonda
Acqua di spilli fitti dal cielo e dai soffitti
Acqua per fotografie
Per cercare complici da maledire
Acqua che stringe i fianchi
Tonnara dei passanti

Oltre il muro di vetri
si risveglia la vita
Che si prende per mano
A battaglia finita
Come fa questo amore
che dall'ansia di perdersi
Ha avuto in un giorno
la certezza di aversi

Acqua che ha fatto sera
che adesso si ritira
Passa sfila tra la gente
come un innocente
che non c'entra niente
Fredda come un dolore
dolcenera senza cuore

E la moglie di Anselmo
sente l'acqua che scende
Da vestiti incollati
da ogni gelo di pelle
Nel suo tram scollegato
da ogni distanza
Nel bel mezzo del tempo
che adesso le avanza
Così fu quell'amore
dal mancato finale
Così splendido e vero
da potervi ingannare

 Dolcenera, Fabrizio De André 1996


Quando piove così tanto e sono chiusa in casa a guardare le gocce sui vetri, mi viene sempre in mente l'acqua di spilli fitti dal cielo e dai soffitti di questa canzone e mi ritrovo a canticchiarla...

Avevo in progetto un po' di piatti freddi, estivi, ma visto il clima, ho optato per questa ricetta, sempre estiva negli ingredienti, ma da mangiare calda, rintanati nel proprio guscio all'asciutto!

Ingredienti
per la pasta:
300g di farina * 1 tazzina d'olio * 1 tazza d'acqua tiepida * 1 cucchiaino di sale
per il ripieno:
3 zucchine * 1 cipolla tritata * 200g di feta * 2 cucchiai di pan grattato * 1 tazza di formaggio grattuggiato * 2 uova sbattute * sale & pepe * olio

tortina greca di zucchine


Preparazione
1 Versate la farina in una scodella e versatevi sopra l'olio, il sale e l'acqua. Impastate gli ingredienti fino ad ottenere una pasta morbida e dividerla in piccole palline, una per ciacuna sfogli che si vuole ottenere. Stendete ciascuna sfoglia con il mattarello su una spianatoia infarinata.

2 Affettate sottilmente le zucchine, mettetele in un tegame con la cipolla e cuocetele fino a ridurre tutta l'acqua. Mescolate il composto con il resto degli ingredienti. 

3 Stendete la metà delle sfoglie su una teglia unta, ungendo bene anche ciascuna sfoglia.

4 Versate il composto sulle sfoglie e finire con le sfoglie restanti, ben unte. Infornate a 200ºC per circa 45 minuti.

 ricetta tratta (e riadattata) da "300 ricette tradizionali della cucina greca",
Atene Summer Dreams editions

lunedì 7 giugno 2010

Agliata di polpo e poesia

Sabato di sole, ma anche di lavoro... e tanta voglia di mare che cerco di sopperire con la mente e nel piatto...Buona settimana a tutti!

El Mar
Màs allà de estos barrotes inùtiles, el mar que de verdad no sabe que està circunscrito, y no lo reconoce,cantando. Su impetu es amargo, su canto es estruendo. Se espuma revolucionaria me cuenta y estalla, me cuenta y se desploma, me llama y ya se fue.
Il Mare
Oltre a queste inutili sbarre, il mare che davvero non sa di essere circoscritto, e non lo ammette, canta. Il suo impeto è amaro, il suo canto è fragore. La sua schiuma rivoluzionaria mi racconta ed esplode, mi racconta e crolla, mi chiama e se n'è già andata.
Pablo Neruda



Agliata di Polpo
dell'Osteria Macchiavello di Alghero (Sassari)

Ingredienti per 2
* 1 polpo
* 500g di pomodori maturi
* 2 pomodorini secchi
* 5-6 spicchi d'aglio
* un po' di prezzemolo
* 1 cucchiaio di aceto
* olio extravergine d'oliva
* sale
* un po' di peperoncino


Preparazione
1 Pulite accuratamente il polpo (qui il libro riporta una descrizione dettagliata di come fare, un po' macabra, quindi la tralascio!), mettetelo in una casseruola piena d'acqua e cuocetelo a fuoco moderato per circa un'ora e mezza (basta circa mezz'ora in pentola a pressione). Fatelo raffreddare nella stessa acqua di bollitura, scolatelo e tagliatelo a rondelle.

2 Mentre il polpo cuoce, preparate un trito con l'aglio e il pomodoro secco e fatelo rosolare per una decina di minuti con l'olio. Unite l'aceto e portate ad ebollizione finché evapora.

agliata di polpo


3 Incorporate i pomodori spellati, privati dei semi e passati (io li ho solo tagliati a fettine perché mi piacciono di più, anche perché i pomodori qui in Svizzera non sono troppo succosi) e cuocete a fuoco lento girando di tanto in tanto.

4 A cottura ultimata mescolate la salsa con il polpo, aggiustate il sale, insaporite con il peperoncino e guarnite con il prezzemolo tritato. Potete consumare la pietanza tiepida o, preferibilmente fredda.


ricetta tratta (ma con le dosi riadattate) dal libro
"Il pesce - 600 piatti di mare (in Ricette di Osterie d'Italia)"
Slow Food Editore, 2004

PS: questo polpo che uscito dalla pentola pressione sembrava un po' un mostro marino! 




giovedì 21 maggio 2009

Mille papaveri rossi e... un bicchiere di vino

Oggi qui è vacanza ed è anche una bellissima giornata, quindi sono stata fuori a fare una passeggiata...


... fra i campi di papaveri...

papaveri a Wettingen, 21 Maggio 2009. © Silvia


Quindi approfitto di questo post "vacanziero" per copiare sul blog un'altra poesia di Pablo Neruda dedicata ai piaceri del palato:

piazza delle Erbe (Padova) in un bicchiere. 20 Maggio 2007. © SiLviA




Oda al vino

Vino color de día,

vino color de noche,
vino con pies de púrpura
o sangre de topacio,
vino,
estrellado hijo
de la tierra,
vino, liso
como una espada de oro,
suave
como un desordenado terciopelo,
vino encaracolado
y suspendido,
amoroso,
marino,
nunca has cabido en una copa,
en un canto, en un hombre,
coral, gregario eres,
y cuando menos, mutuo.

A veces
te nutres de recuerdos
mortales,
en tu ola
vamos de tumba en tumba,
picapedrero de sepulcro helado,
y lloramos
lágrimas transitorias,
pero
tu hermoso
traje de primavera
es diferente,
el corazón sube a las ramas,
el viento mueve el día,
nada queda
dentro de tu alma inmóvil.
El vino
mueve la primavera,
crece como una planta la alegría,
caen muros,
peñascos,
se cierran los abismos,
nace el canto.
Oh tú, jarra de vino, en el desierto
con la sabrosa que amo,
dijo el viejo poeta.
Que el cántaro de vino
al beso del amor sume su beso.

Amor mio, de pronto
tu cadera
es la curva colmada
de la copa,
tu pecho es el racimo,
la luz del alcohol tu cabellera,
las uvas tus pezones,
tu ombligo sello puro
estampado en tu vientre de vasija,
y tu amor la cascada
de vino inextinguible,
la claridad que cae en mis sentidos,
el esplendor terrestre de la vida.

Pero no sólo amor,
beso quemante
o corazón quemado
eres, vino de vida,
sino
amistad de los seres, transparencia,
coro de disciplina,
abundancia de flores.
Amo sobre una mesa,
cuando se habla,
la luz de una botella
de inteligente vino.
Que lo beban,
que recuerden en cada
gota de oro
o copa de topacio
o cuchara de púrpura
que trabajó el otoño
hasta llenar de vino las vasijas
y aprenda el hombre oscuro,
en el ceremonial de su negocio,
a recordar la tierra y sus deberes,
a propagar el cántico del fruto.
Ode al vino

Vino color del giorno,
vino color della notte,
vino con piedi di porpora
o sangue di topazio,
vino,
stellato figlio
della terra,
vino, liscio
come una spada d’oro,
morbido
come un disordinato velluto,
vino inchiocciolato
e sospeso,
amoroso,
marino,
non sei mai presente in una sola coppa,
in un canto, in un uomo,
sei corale, gregario,
e, quanto meno, scambievole.

A volte
ti nutri di ricordi
mortali,
sulla tua onda
andiamo di tomba in tomba,
tagliapietre del sepolcro gelato,
e piangiamo
lacrime passeggere,
ma
il tuo bel
vestito di primavera
è diverso,
il cuore monta ai rami,
il vento muove il giorno,
nulla rimane
nella tua anima immobile.
Il vino
muove la primavera,
cresce come una pianta di allegria,
cadono muri,
rocce,
si chiudono gli abissi,
nasce il canto.
Oh, tu, caraffa di vino, nel deserto
con la bella che amo,
disse il vecchio poeta.
Che la brocca di vino
al bacio dell’amore aggiunga il suo bacio

Amor mio, d’improvviso
il tuo fianco
è la curva colma
della coppa
il tuo petto è il grappolo,
la luce dell’alcol la tua chioma,
le uve i tuoi capezzoli,
il tuo ombelico sigillo puro
impresso sul tuo ventre di anfora,
e il tuo amore la cascata
di vino inestinguibile,
la chiarità che cade sui miei sensi,
lo splendore terrestre della vita.

Ma non soltanto amore,
bacio bruciante
e cuore bruciato,
tu sei, vino di vita,
ma
amicizia degli esseri, trasparenza,
coro di disciplina,
abbondanza di fiori.
Amo sulla tavola,
quando si conversa,
la luce di una bottiglia
di intelligente vino.
Lo bevano;
ricordino in ogni
goccia d’oro
o coppa di topazio
o cucchiaio di porpora
che l’autunno lavorò
fino a riempire di vino le anfore,
e impari l’uomo oscuro,
nel cerimoniale del suo lavoro,
e ricordare la terra e i suoi doveri,
a diffondere il cantico del frutto.


Pablo Neruda
Ode al vino e altre odi elementari
Traduzione di Giovanni Battista De Cesare





mercoledì 29 aprile 2009

Alici profumate e... poesia

Anche questa domenica sulla nostra tavola c'erano le alici, un po' perché le qualità di pesce che trovo qui sono limitate, un po' perché il pesce azzurro fa bene, ma, soprattutto, perché le alici ci piacciono tanto!
Sono in un periodo "poetico" e, in particolare, sto leggendo le poesie di Neruda che trovo davvero meravigliose. Purtroppo non ho trovato "l'ode all'alice" (anche se ne meriterebbe una tanto quanto il pomodoro), allora dedico ai miei pesciolini preferiti questa belllissima prosa poetica sul mare:

El mar
Canta y golpea el mar, no està de acuerdo. No lo amarren. No lo encierren. Aùn està naciendo. Estalla el agua en la piedra y se abren por vez priimera sus infinitos ojos. Pero se cierran otra vez, no para morir, sino para seguir naciendo.

Il mare
Canta e picchia il mare, non è d'accordo. Non legatelo. Non rinchiudetelo. Sta ancora nascendo. Esplode l'acqua sulla pietra e si aprono per la prima volta i suoi occhi infiniti. Ma si chiudono di nuovo, non per morire, ma per continuare a nascere.
Pablo Neruda, Una casa en la arena, 1966
(traduzione di Roberta Bovaia, Una casa nella sabbia, Passigli editori 2004)


La ricetta di questa settimana è estremamente semplice, ma davvero molto buona.


Ingredienti:
* 400g di alici fresche
* 4 spicchi d'aglio
* sale & pepe
* olio extravergine d'oliva
* mezzo cucchiaio di semi di finocchio
* qualche fogliolina di timo
* 1/2 bicchiere di vin bianco

Preparazione:

1 Soffriggete l'aglio in un tegame con 6 cucchiai di olio, sale e pepe.

2 Pulite le alici e disponetele nel tegame.

3 Irrorate con 1/2 bicchiere di vino bianco. Fate evaporare e aggiungete i semi di finocchio e le foglioline di timo. Abbassate la fiamma, incoperchiate e portate a cottura.




Questa ricetta è tratta (e leggermente modificata) da Bottega Siciliana.

domenica 26 aprile 2009

Focaccia con pomodorini e timo de "Il gatto goloso"

Quando ho letto questa poesia di Neruda, mi è subito piaciuta un sacco, anche perché adoro il pomodoro!... così mi sembrava bello metterla sul blog, soprattutto abbinata a questa ottima ricetta!

Oda al tomate
La calle
se llenó de tomates,
mediodia,
verano,
la luz
se parte
en dos
mitades
de tomate,
corre
por las calles
el jugo.
En diciembre
se desata
el tomate,
invade
las cocinas,
entra por los almuerzos,
se sienta
reposado
en los aparadores,
entre los vasos,
las matequilleras,
los saleros azules.
Tiene
luz propia,
majestad benigna.
Devemos, por desgracia,
asesinarlo:
se hunde
el cuchillo
en su pulpa viviente,
es una roja
viscera,
un sol
fresco,
profundo,
inagotable,
llena las ensaladas
de Chile,
se casa alegremente
con la clara cebolla,
y para celebrarlo
se deja
caer
aceite,
hijo
esencial del olivo,
sobre sus hemisferios entreabiertos,
agrega
la pimienta
su fragancia,
la sal su magnetismo:
son las bodas
del día
el perejil
levanta
banderines,
las papas
hierven vigorosamente,
el asado
golpea
con su aroma
en la puerta,
es hora!
vamos!
y sobre
la mesa, en la cintura
del verano,
el tomate,
aastro de tierra,
estrella
repetida
y fecunda,
nos muestra
sus circunvoluciones,
sus canales,
la insigne plenitud
y la abundancia
sin hueso,
sin coraza,
sin escamas ni espinas,
nos entrega
el regalo
de su color fogoso
y la totalidad de su frescura.
Ode al pomodoro
La strada
si riempì di pomodori,
mezzogiorno,
estate,
la luce
si divide
in due
metà
di un pomodoro,
scorre
per le strade
il succo.
In dicembre
senza pausa
il pomodoro,
invade
le cucine,
entra per i pranzi,
si siede
riposato
nelle credenze,
tra i bicchieri,
le matequilleras [portaburro],
la saliere azzurre.
Emana
una luce propria,
maestà benigna.
Dobbiamo, purtroppo,
assassinarlo:
affonda
il coltello
nella sua polpa vivente,
è una rossa
viscera,
un sole
fresco,
profondo,
inesauribile,
riempie le insalate
del Cile,
si sposa allegramente
con la chiara cipolla,
e per festeggiare
si lascia
cadere
l'olio,
figlio
essenziale dell'ulivo,
sui suoi emisferi socchiusi,
si aggiunge
il pepe
la sua fragranza,
il sale il suo magnetismo:
sono le nozze
del giorno
il prezzemolo
issa
la bandiera,
le patate
bollono vigorosamente,
l'arrosto
colpisce
con il suo aroma
la porta,
è ora!
andiamo!
e sopra
il tavolo, nel mezzo
dell'estate,
il pomodoro,
astro della terra,
stella
ricorrente
e feconda,
ci mostra
le sue circonvoluzioni,
i suoi canali,
l'insigne pienezza
e l'abbondanza
senza ossa,
senza corazza,
senza squame né spine,
ci offre
il dono
del suo colore focoso
e la totalità della sua freschezza.

Pablo Neruda


Grazie a Giovanna per avermi aiutato con la traduzione dallo spagnolo: purtroppo non ne ho trovata una in italiano, quindi mi sono arrangiata con una in inglese e qualche suggerimento.


Questa settimana ho preparato la pizza di venerdì (per ben 12 persone!) e quindi ho deciso di fare una piccola variante alla tradizione della pizza domenicale, provando una focaccia. Sfogliando i blog in cerca di qualche idea, ho trovato questa ottima focaccia de Il gatto goloso.
La preparazione dell'impasto è molto simile a quella della mia pizza, fatta eccezione per l'aggiunta di un cucchiaino di miele. Inoltre questo impasto prevede una maggiore quantità di olio e di lievito.

Ingredienti:
400 g di farina
20 g di lievito di birra fresco
mezzo cucchiaino di miele
sale
olio evo
pomodorini
capperi
erba cipollina
timo fresco

1 In un bricchetto sbriciolare il lievito e aggiungere un bicchiere di acqua tiepida ed il miele, lasciando riposare per almeno 10 minuti.

2 Impastate la farina con il lievito, 4 cucchiai di olio extravergine d'oliva e 1 cucchiaino di sale, fino ad ottendere una palla liscia e compatta. Riponente l'impasto in una ciotola, incidetelo leggermente con un coltello e copritelo con uno strofinaccio pulito. Lasciate riposare per 20/30 minuti.

3 Trascorso il tempo di lievitazione stendete la pasta in una teglia rivestita con carta forno, farcitela con i pomodori, i capperi e le erbe aromatiche e lasciatela riposare altri 15 minuti circa.

4 Infornare per 20 minuti a 190/200°.



Per sapere quali sono le proprietà del pomodoro e alcune curiosità, vi rimando ad uno dei post monografici di Lo, sempre molto interessanti.

Nota tecnica:
L'estrema morbidezza di questa focaccia e l'insolita (almeno per me!) presenza del miele nella ricetta mi avevano davvero sorpreso e incuriosito, quindi ho chiesto a mio papà (che è un chimico e che ha sempre lavorato nell'industria alimentare) di spiegarmi quali siano gli effetti del miele sugli impasti.
In breve la presenza degli zuccheri semplici contenuti nel miele ha i seguenti effetti sugli impasti dei prodotti da forno:
* unendosi alle proteine del glutine, gli zuccheri agiscono come aromi naturali
* migliora la morbidezza
* migliora la conservabilità
Per chi fosse interessato, riporto qui un riassunto un po' tecnico di quali siano le ragioni:

Il miele è composto essenzialmente da zuccheri semplici o monosaccaridi, in alta concentrazione (>80%), acqua e pollini. Gli zuccheri semplici più comuni sono il fruttosio e il destrosio (o glucosio). Essi sono anche i componenti dello zucchero classico (saccarosio): infatti la molecola di zucchero è un disaccaride composto dai due monosaccaridi (destrosio e fruttosio) legati tra loro. La presenza del legame dà quindi proprietà diverse allo zucchero rispetto ai suoi componenti.

Destrosio e fruttosio sono entrambi zuccheri riducenti: una caratteristica degli zuccheri riducenti è quella di dare origine assieme alle proteine, in un processo di cottura (alta T), ad una reazione di caramellizzazione (detta reazione di Maillard) fondamentale non solo ai fini del colore, ma anche del gusto.
Il sapore tipico degli alimenti cotti, che hanno sempre una componente di proteine e zuccheri (anche se in proporzioni diverse) è dato da questo tipo di reazione.

Nel caso dei prodotti da forno quindi la presenza del miele, con i suoi zuccheri riducenti, dà origine, con la proteina della farina (glutine), al profumo e colore caratteristico di pane e dolci.

Una giusta quantità di miele può migliorare inoltre la morbidezza del prodotto sia per la presenza di zuccheri semplici, più igroscopici dello zucchero (trattengono maggiormente l'acqua), sia per la presenza di caramello (da reazione di Maillard), ancora molto più igroscopico dello zucchero.
Zuccheri riducenti e caramelli legano fortemente l'acqua dell'impasto, riducono la cosiddetta Aw (attività dell'acqua ) e cioè l'acqua libera, disponibile per reazioni chimiche, enzimatiche e microbiologiche e quindi migliorano la conservabilità dei prodotti da forno.

Per i prodotti da forno si può considerare un impiego di miele da 2 - 8% (naturalmente una % più bassa per i prodotti salati e più alta per quelli dolci). Per i dolci quello che dosi come miele va sottratto dallo zucchero.

lunedì 7 luglio 2008

Arrivederci fratello mare

Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti

arrivederci fratello mare

mi porto un po' della tua ghiaia

un po' del tuo sale azzurro

un po' della tua infinità

e un pochino della tua luce

e della tua infelicità.

Ci hai saputo dir molte cose

sul tuo destino di mare

eccoci con un po' più di speranza

eccoci con un po' più di saggezza

e ce ne andiamo come siamo venuti

arrivederci fratello mare.


Nazim Hikmet

Grazie ad Aliza per averci visitate e per averci lasciato un suo pensiero... nel suo blog cita questa poesia che mi piace moltissimo...

domenica 25 maggio 2008

Voci, Kostantinos Kavafis

Voci ideali e care
di quelli che morirono, di quelli
che per noi sono persi come i morti.

Talora esse ci parlano nei sogni,
e le sente talora tra i pensieri la mente.

Col loro suono, un attimo ritornano
suoni su dalla prima poesia della vita -
come musica, a notte, che lontanando muore.

sabato 3 maggio 2008

Itaca, Kostantinos Kavafis

Questa poesia mi piace molto e mi sembra anche molto adatta a questo periodo in cui si parla tanto di viaggi, di partenze e di futuro. Ci sono molto affezionata anche perche', in una delle tante stanze che ho cambiato in questi anni, avevo trovato un poster di questa poesia lasciato da qualcuno sopra un vecchio armadio... mi è sembrato un bel segno di benvenuto e da allora me lo sono sempre portato dietro e l'ho appeso in tutte le altre case in cui sono andata ad abitare. Quindi mi sembra giusto dedicarle uno spazietto anche sul nostro blog e spero che possa anche essere di buon auspicio anche per te, Vera, per tutte le tue difficili decisioni di questo periodo!

SiLviA

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere d'incontri
se il pensiero resta alto e il sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo
né nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga
che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche aromi
penetranti d'ogni sorta, più aromi
inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.



Sempre devi avere in mente Itaca
- raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo,per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.

Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
in viaggio: che cos'altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
Già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.


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ipse dixit...

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  • quel che non strangola... ingrassa! (zia laura)
  • non ti curar di lor, ma guarda e passa (dante alighieri)
  • the most important thing is to enjoy life - to be happy - that's all that matters (Audrey Hepburn)
  • ho imparato tante cose qui... non solo a cucinare, ma una ricetta molto più importante: ho imparato a vivere. Ho imparato ad essere qualcosa di questo mondo che ci circonda, senza stare lì in disparte a guardare... (dal film Sabrina)
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