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mercoledì 21 aprile 2010

Sardoni in sesame

Finalmente una domenica tranquilla, in cui potermi dedicare un po' anche alla cucina e poterci preparare un pranzetto domenicale come si deve!
Il piatto principale di oggi (i sardoni in sesame) è tratto dal mio libro sul pesce di Slow Food, ma è particolarmente speciale per me, perché proviene dall'Antipastoteca di Mare "Alla Voliga" di Trieste dove sono stata un paio di volte nei mesi in cui ho vissuto lì - anche se credo di non aver mai assaggiato questo piatto in particolare. Si tratta di un ristorantino grazioso, nei pressi di San Giusto, la cucina è sfiziosa e pittosto economica; il locale piccolo, ma accogliente, arredato in stile marinaresco e... può vantare di aver vinto nientepopodimenoche la rassegna gastronomica "Sardon Day" nel 2002 e nel 2005!

Ma cominciamo dall'inizio:
Antipasto: crostini con pasta d'acciuga e pomodorini
Ingredienti:
4 crostini di pane abbrustolito su cui è stato sfregato uno spicchio d'aglio, un intingolo di pasta d'acciughe, olio extravergine d'oliva e 2 pomodorini affettati finemente.

Primo: orecchiette al pomodoro fresco e basilico con scaglie di parmigiano

Secondo: Sardoni in sesame dell'Antipastoteca di Mare
Ingredienti:
* 1/2 kg di sardoni (alici) freschi
* 2 spicchi d'aglio
* un ciuffetto di origano e uno di prezzemolo
* una foglia di alloro
* 1/2 cucchiaio di concentrato di pomodoro
* 2 cucchiai di pan grattato
* 2 cucchiai di aceto di vino rosso
* olio extravergine d'oliva
* sale & pepe

Preparazione (un'ora + marinatura):
1 Eviscerate, decapitate e desquamate i sardoni. Friggeteli in un po' di olio, scolateli e metteteli da parte.
2 Versate un po' di olio di frittura in un tegame e rosolatevi l'aglio finemente affettato.
3 Versate l'aceto e 3 mestoli di acqua, il concentrato di pomodoro, una foglia d'alloro, il prezzemolo e l'origano tritati finemente. Amalgamate il pangrattato e bollite per 10 minuti. Regolate di sale e pepe, spegnete il fuoco e lasciate intiepidire il liquido.
4 Disponete ordinatamente i sardoni fritti in una teglia, copriteli con l'intingolo tiepido e lasciate riposare per 12 ore.
5 Servite con dadini di polenta gialla gratinati in forno (io ho preparato la polenta, ma non l'ho grtinata in forno) caldissimo o in padella, con un pizzico di prezzemolo tritato.

sardoni in sesame

NOTA: Ricetta istriana "della sopravvivenza" che si distingue dal saor veneto perché usa l'aglio anziché la cipolla e per il colore rosso dato dall'aceto (e dal pomodoro).
Antipastoteca di Mare, Trieste
ricetta tratta dal libro "Il pesce - 600 piatti di mare (in Ricette di Osterie d'Italia)"
Slow Food Editore, 2004

sabato 13 febbraio 2010

Il pane della vicina armena

Stamattina, appena prima di alzarmi, ho sognato Trieste e la nostra casa vicino al giardino pubblico: i suoi soffitti alti, i muri rosa, la luce del sole calda che filtrava dalle fessure un po' irregolari della persiana e il rumore della città che entrava nelle stanze appena aprivi le finestre dai vetri antichi e storti. 
 
Qui invece la luce che entra dalle finestre stamattina è un po' freddina, fuori nevica ancora e viene voglia di restare sotto le coperte. Se apri le finestre entra solo il silenzio avvolgente della neve e del sabato svizzero e sonnacchioso.

Ancora un po' addormentata, sotto le coperte e con il pensiero ancora un po' a Trieste, le prime due cose che ho letto stamattina mi hanno messo di buon umore: questo bellissimo post di Nina che parla di gatti che salgono sugli alberi e non hanno nessuna intenzione di scendere e di una nonna che entra in casa dalla finestra; e questo articolo di Internazionale che fa parte della rubrica "Nuovi Italiani" (fra le mie preferite!). Visto che si tratta di un racconto un po' culinario, lo riporto anche qui sul blog. Buon weekend a tutti!

Il pane della vicina armena

Sarah Zuhra Lukanic è una scrittrice nata in Croazia nel 1960. Vive a Roma dal 1987.

Mia madre aveva un’amica armena, Tanya Balian, che per Pasqua preparava una grande treccia fragrante, il cui profumo si sentiva per tutte le scale del condominio. Si chiama corég ed è simile al sirnice che si fa in Dalmazia. Solo che il pane pasquale della signora Balian era più buono.
Un popolo che ha vissuto la diaspora ha bisogno di frugare nei ricordi di tutti i membri della comunità per ricomporre la sua storia. Quella armena ha una data indelebile: il genocidio del 1915. A volte l’uscita di un libro o di un film aiuta a rispolverare la memoria collettiva. Ma l’esule non ha bisogno di film o di libri per ricordare. L’esule vive del suo passato e con la forza del ricordo ricostruisce tutti gli incastri.
È quello che ha cercato di fare Sonya Orfalian, un’armena nata in Libia e trapiantata a Roma. Sonya è un’artista e per riordinare la diaspora del suo popolo ha scelto di partire dalla cucina. Il libro La cucina d’Armenia (Ponte alle Grazie 2009) raccoglie ricordi, ricette, usanze e consigli: tutto il vissuto di una comunità piccola, complessa e discreta.
La lettera capovolta
L’appuntamento con Sonya è nella sua casa romana alla Magliana. Le pareti sono impreziosite dai suoi quadri, talmente essenziali da sembrare giapponesi. Il pavimento è abbellito da un tappeto che riprende un suo disegno con le lettere dell’alfabeto armeno. Mi racconta che i tessitori l’hanno rimproverata perché per motivi estetici ha capovolto una lettera. Ma Sonya conosce bene l’alfabeto armeno. Ha imparato a leggere la lingua dieci anni fa, prendendo lezioni a casa di un’amica iraniana, anche lei figlia della diaspora armena.
Mi racconta anche del suo bisnonno paterno che lavorava in Sudamerica e di suo nonno che si è trasferito a Gerusalemme ai tempi dell’impero ottomano. Suo padre è nato là, mentre sua madre è nata in una comunità di rifugiati armeni ad Aleppo, in Siria. La saga della famiglia Orfalian è poi continuata in Libia, dove Sonya ha frequentato la scuola italiana.
In una diaspora così lunga e imprevedibile, una società può sopravvivere solo raccontandosi. Nella diaspora armena la chiesa ha svolto il ruolo dello stato ed è stata un rifugio sicuro per la comunità. Come l’isola di San Lazzaro dei padri mechitaristi a Venezia, che oltre a museo e biblioteca, ospitava una stamperia che riproduceva testi in trentasei lingue. Quando vado a Venezia, dormo al collegio armeno di Moorat Raphael, a Dorsoduro, che in passato è stato un asilo per poeti e scrittori armeni.
L’ingrediente segreto
Poi parliamo degli armeni a Roma, ormai poche migliaia di persone. Il loro punto di riferimento è la chiesa di san Nicola da Tolentino, vicino al Pontificio collegio armeno. La comunità pubblica anche la rivista quindicinale Akhtamar, che si concentra sulla cultura di questo popolo. In Italia esistono comunità armene a Venezia, Milano, Padova e Roma, mentre in passato c’è stata una significativa presenza armena anche a Livorno, Taranto e Bari.
Sonya si alza e prende dall’armadio una sua scultura. Ha la forma di una pagnotta ed è fatta di marmo travertino. È come se dentro la scultura fosse impastata tutta la storia del suo popolo. Prima di salutarci le chiedo la ricetta del corég. Mi spiega che bisogna aggiungere all’impasto un cucchiaio di maleppo macinato. È il seme che si trova dentro il nocciolo di un ciliegio selvatico che cresce in oriente. Ecco perché il pane pasquale della signora Balian era così speciale.
Sarah Zuhra Lukanic
 Articolo di Sarah Zuhra Lukanic, tratto dal blog di Internazionale, 12 febbraio 2010.

Creative Commons Licensearticolo soggetto a licenza Creative Commons

domenica 10 maggio 2009

Sardelle(n) ripiene

Un libro di ricette a cui tengo molto è "ricette antiche e moderne di Trieste, dell'Istria e della Dalmazia" di Jolanda de Vonderweid. Apparteneva a mia nonna paterna (che non ho mai conosciuto), nata e vissuta per molti anni a Pola. Ci sono molto affezionata per diversi motivi: perché mi è stato dato da mia mamma che lo aveva avuto da mia nonna e quindi è passato di mano in mano; perché sono molto legata a quei luoghi in cui hanno vissuto di passaggio molti membri della mia famiglia; perché anche io per un po' ho abitato a Trieste e mi è rimasta nel cuore; perché adoro la particolarità di quelle zone, uniche al mondo, in cui si mescolano le tradizioni italiane, austriache e slave e questo si riflette anche nella cucina e nella lingua. Inoltre questo libro ha un po' il fascino dei libri di cucina di una volta, con il suo linguaggio un po' "antiquato" e formale: nel libro sono usati anche molti termini dialettali che spesso hanno assonanza con il tedesco, con il veneto e con le lingue slave.

Sfogliando questo libro in cerca di ricette per preparare le alici, mi sono imbattuta in alcuni di questi termini locali: ad esempio ho trovato delle ricette a base di sardelle e altre di sardoni.

Andando a buon senso ho pensato che le sardelle potessero essere le alici (anche perché in tedesco si chiamano Sardellen) e i sardoni le sardine (dato che sono più grandi), invece una breve ricerca su internet mi ha fatto scoprire che è esattamente il contrario (anche se alcuni sostengono che i sardoni siano un pesce diverso che si trova solo in quelle zone)!

In ogni caso... sardine, alici, sardelle, Sardellen o sardoni... una ricetta che mi ha subito colpito è quella de "le sardelle ripiene" che qui propongo in versione Sardellen (ovvero alici).
Ora che vi ho confuso a sufficienza le idee, passo a scrivere la ricetta:


Ingredienti:
* 500 g di sardelle (sardine), ma io ho usato le alici
* prezzemolo
* aglio
* pangrattato
* olio
* 1 uovo
* sale



Preparazione:

1 Pulite alcune (4-5) delle sardelle, tritatele con prezzemolo e aglio aggiungendo un po' di pangrattato e un cucchiaio di olio.

2 Con questo composto riempite le restanti sardelle(n) già pulite e aperte a libro.

3 Chiudetele a due a due, passatele nell'uovo e rotolatele pangrattato. Quindi friggetele per pochi minuti (cuociono molto in fretta).

4 Ponetele su della carta assorbente, salatele e servitele calde.





la ricetta per le SARDELLE RIPIENE è tratta da "ricette antiche e moderne di Trieste, dell'Istria e della Dalmazia" di Jolanda de Vonderweid (edizioni LINT Trieste, 1972).


Buona domenica a tutti
e buona festa della mamma a tutte le mamme,
in particolare alla mia!

sabato 28 marzo 2009

Antico meme di Lo

Mi vergogno del tremendo ritardo, ma.... circa sei mesi fa Lo ci aveva invitato a partecipare a questo meme che ho subito trovato molto bello e per il quale volevo riservarmi un po' di tempo per pensare... forse ho un po' esagerato!... ma a mia discolpa c'è da dire che non me ne sono mai dimenticata!

Ed ecco, macchinalmente, oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione d’un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di madeleine. Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscotto toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. M’aveva subito reso indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità inoffensive, la sua brevità illusoria, nel modo stesso in cui agisce l’amore, colmandomi d’una essenza preziosa: o meglio quest’essenza non era in me, era me stesso. Avevo cessato di sentirmi mediocre, contingente, mortale. Donde m’era potuta venire quella gioia violenta? Sentivo ch’era legata al sapore del tè e del biscotto, ma lo sorpassava incommensurabilmente, non doveva essere della stessa natura. Donde veniva? Che significava? Dove afferrarla?

La ricerca del tempo perduto. - M. Proust

"E a voi quale profumo/odore fa tornare alla mente qualcosa di magico? cos'è che vi fa scorrere quel brividino lungo la schiena e vi porta in su gli angoli della bocca in un'espressione da ebete anche se siete alla fine di una faticosa giornata o vi siete appena alzati dal letto. Mi piacerebbe entrare con voi in quell'angolino segreto dove la vostra mente raccoglie i ricordi e poterne spolverare qualcuno insieme."

Mi piace questo meme perché per me l'olfatto è un senso fondamentale, ingiustamente sottovalutato, ma in grado di scatenare ricordi ed emozioni forti. Proprio perché lo trovo così importante, sono stata molto indecisa su quale sia il profumo che più mi emoziona...
Ogni cosa per me è legata ad un odore e trovo magica la sensazione che qualche molecola che attraversa le mie narici suscita in me, provocando improvvisamente una pioggia di ricordi...
Mi piace sentire l'odore delle case, ogni casa (chissà perché?) ha il suo, che la caratterizza e che tiene memoria della vita delle persone che ci abitano. Mi piace il profumo della pioggia (e quello qui in Svizzera non manca mai!). L'odore che il vento lascia sui capelli che mi ricorda le estati a giocare da piccola in cortile... L'odore di un cane bagnato che mi fa tornare in mente lo scodinzolio della mia cagnolina che non rivedrò più... L'odore del cioccolato che a volte riesce ad appagarmi ancora prima di averlo gustato... Il profumo del pomodoro maturo che quissù non sento mai...

... ma il profumo che più mi emoziona per un istinto quasi innato è senza dubbio quello del mare! Fin da piccola l'acqua è stato il mio ambiente, in cui ero incredibilmente veloce ed aggraziata (tutto il contrario di ciò che accade sulla terraferma).
Mi ricordo quando abitavo a Trieste e tornandoci in treno mi mettevo ad aspirare profondamente non appena messo il piede a terra per cercare questo magico profumo.
La mattina spesso, per iniziare bene la giornata, allungavo la strada per andare al lavoro in modo da poter passare accanto al molo e respirare un po' di mare. Ero lì anche ogni pausa pranzo dopo il caffé, ogni sabato pomeriggio dopo la spesa, semplicemente a chiaccherare sul molo con le amiche avvolte nel suo profumo salato e coccolate dal rumore delle onde.
Questo profumo mi suscita mille ricordi legati al mare, ma soprattutto mi fa tornare in mente quel periodo che, nonostante tante difficoltà, è stato molto bello per me. Spero tanto un giorno di tornare a vivere in riva al mare perché il suo profumo riesce a rendere tutto più bello e perfino meno triste la nostalgia...

SiLviA
PS: buon compleanno a mio papà!!!


Io devo dire che quando ho letto il tema di questo meme, ho pensato subito, senza riflettere, al profuno incredibile della pizza di Napoli. Un profumo irresistibile, che avevo sentito un'unica volta, tanto tempo fa, quando di passaggio, una sera, ci siamo fermati a mangiare alle porte di Napoli, appunto. Di quel posto ricordo il grande cortile, racchiuso da alte mura, nel quale erano allestiti i tavoli, e dei grandi catini d'acqua di mare con le vongole che spruzzavano!!! Non le avevo mai viste vive!!! Vi potete immaginare lo stupore di me bambina con il viso sopra il filo dell'acqua, quando ho ricevuto lo spruzzo beffardo della vongola! E quel profumo di pane, di pomodoro fresco, di forno a legna... Non l'avevo mai più sentito dopo quella sera, ma lo cercavo, sempre. E l'ho ritrovato, inaspettatamente... a Capri! L'ho respirato a pieni polmoni e poi ho gustato la pizza più buona del mondo!!! Finalmente!!!

In onore di Napoli e dintorni, stasera ho fatto la pizza. Avrei voluto seguire le preziose indicazioni di Tarallucci e... e Anice&Cannella, ma non potevo aspettare 24 ore di lievitazione!!! Avevo voglia di mangiarla stasera con una mozzarella di bufala eccezionale!
Ma mi riprometto di rifarla a regola d'arte! Giuro!

VerA


domenica 23 novembre 2008

Dolcetti internazionali di Natale

Siamo state invitate a partecipare al concorso di Giallo Zafferano "Sapore di Sfida 2 - Dolcetti di Natale" finalizzato a raccogliere ricette di Natale, nuove, inventate e rielaborate, e abbiamo accettato molto volentieri!


L'idea che ci è venuta è quella di raccogliere alcune ricette di dolci appartenenti a diverse tradizioni che in qualche modo fanno parte della nostra vita da raccogliere in un cesto di Natale... un po' internazionale (un po' come il nostro blog)!




Honiglebkuchen (biscotti di miele e zenzero)
Questi biscotti dal nome tedesco, probabilmente di origine austriaca, sono tradizionali della zona di Trieste e dell'Istria e della Dalmazia. La cucina di queste regioni è estremamente particolare perchè influenzata da quella italiana, austrica e propriamente balcanica e quindi comprende sia ricette mediterranee, che continentali. Questa ricetta è tratta dal libro di ricette triestine, istriane e dalmate (la mia è una delle prime edizioni!) della mia nonna di Pola.

Ingredienti:
200g di miele
350g di farina
100g di zucchero
100g di fecola
1 uovo
50g di mandorle
50g di cedro
spezie (cannella, zenzero, noce moscata, chiodi di garofano)

Preparazione:
Intiepidite il miele fino a renderlo fluido e impastatelo con lo zucchero, la farina, la fecola, l'uovo, le mandorle sminuzzate, il cedro a pezzetti e tutte le spezie. Aggiungete un pizzico di sale, 2 cucchiai di ammoniaca in polvere sciolta in un po' di vino o liquore e lasciate riposare il tutto per una notte.
Il giorno dopo ricavate una sfoglia alta 0.5cm e ritagliate i biscotti con gli stampini. Collocate i biscotti su una lastra imburrata o coperta da carta da forno e cuocete a 200º per 20 minuti. I biscotti riusciranno duri, ma si ammorbidiranno spontaneamente.
- Silvia


Basler Brunsli
Fra i biscottini di Natale, non potevano mancare quelli Svizzeri, visto che ormai da più di un anno abito a Zurigo. A dire il vero in Svizzera si preparano diversi tipi di biscotti di Natale, ma fra tutti (Mailänderli, Zimtsterne, Spitzbuebe, Chräbeli, Läckerli...) ho scelto questi perché sono al cioccolato... e io adoro il cioccolato!!

Ingredienti:
150g zucchero
1 pizzico di sale
200g di mandorle in polvere (io ho usato le nocciole)
una punta di coltello di cannella
100g di farina
2 albumi montati a neve
100g cioccolato fondente
2 cucchiaini di Kirsch


Preparazione:
Mescolate in una ciotola lo zucchero e tutti gli ingredienti fino alla farina inclusa.
Montate a neve gli albumi e mescolateli all'impasto. Sciogliete a bagnomaria il cioccolato con il kirsch mescolando di tanto in tanto. Stendete l'impasto, ricavando una sfoglia dello spessore di 1cm, su una superficie cosparsa di zucchero; formate delle stelline con gli appositi stampini, posizionatele su una teglia rivestita di carta da forno e lasciate asciugare per 4-5 ore.
Cuocete 10 minuti nel forno preriscaldato a 250º a metà altezza. Una volta cotti, lasciarte raffreddare i biscotti su un una griglia.

Grazie mille a Zorra per avermi indicato il link alle sue ricette dei biscottini di Natale svizzeri e a Giovanna per avermi aiutato con la traduzione delle ricette dal tedesco!
- Silvia



Io, invece, vi propongo altre tre ricette. Una è tipica veneta, legata alla tradizione contadina, era l'antico pane dolce di Natale, preparato anche per la festa conclusiva dell'Epifania, alla quale è rimasto poi associato. Fino alla metà del secolo XX era preparato con un impasto di farine di frumento e granoturco, uva passita, fichi secchi, gherigli di noci, semi di finocchio, ridotto a forma di parallelepipedo molto basso, avvolto in foglie di verza e cotto sotto la cenere del focolare...Un dolce che faceva la nonna, che facevano le zie... che, il papà mi racconta, per molti anni era scomparso, ora è stato recuperato e viene riproposto da panifici e pasticcerie come un qualcosa di ricercato: la Pinza.

Pinza
Ingredienti:
500 g di farina gialla da polenta | 100 g di farina di frumento | 2 uova | 200 g di uvetta | 200 g di fichi secchi | una bustina di lievito | una manciata di semi di finocchio | 2 cucchiai di pinoli | 50 g di strutto o burro | 2 cucchiai di zucchero | un bel po' di latte

Una variante prevede l'utilizzo del pane raffermo, anziché della farina, e altre l'aggiunta di una mela grattuggiata e della scorzetta di un limone o di un'arancia non trattati.

Impastate insieme la farina gialla da polenta con la farina di frumento, le uova, l'uvetta ammorbidire in acqua tiepida, i fichi secchi ridotti in pezzettini, il lievito, i semi di finocchio, i pinoli, lo strutto (o burro), un po’ di latte per bagnare la pasta (che dovrà risultare piuttosto tenera, dato che la farina gialla per cuocere ha bisogno di assorbire tanto liquido). Mettete il composto in una tortiera ben unta di burro e fate cuocere in forno a fuoco moderato. Fate la prova delle stecchino per controllare il punto di cottura; quando uscirà asciutto vorrà dire che la pinza è cotta. Si mangia tiepida o fredda.



Le altre ricette invece sono americane, visto che devo cominciare a familiarizzare con i gusti e le tradizioni a stelle e strisce, in vista della mia futura partenza, l'anno prossimo. Una ricetta è proprio tipica, un must, direi: i Gingerbread. A Natale, in America e nei Paesi del Nord Europa, il gingerbread, un impasto speziato che si presta a realizzare decorazioni per l'albero e per la tavola e ha un sapore e un profumo assolutamente unici, è veramente d'obbligo.

Gingerbread
Ingredienti per n biscotti (dipende dalla misura)

Per l'impasto chiaro: 150 g di farina | 1 tuorlo | 85 g di burro, freddo e a cubetti | 3 cucchiai di miele liquido | 1 cucchiaino di cannella in polvere | 1/4 cucchiaino di zenzero in polvere | burro per la teglia.
Per l'impasto scuro: come per quello chiaro, sostituendo il miele con la melassa e unendo 50 g di cacao in polvere.
Per decorare: 1 albume | zucchero colorato | glassa | dragées argentate

Mettete la farina, la cannella e lo zenzero in un mixer, unite il burro ed impastate leggermente fino ad ottenere un composto della consistenza delle briciole. Aggiungete il miele ed azionate il mixer finché il tutto si amalgama e forma un impasto soffice.
Infarinate leggermente il piano di lavoro ed il mattarello e poi stendete l'impasto fino ad ottenere uno spessore di circa 5 mm. Ricavate le varie forme con i tagliabiscotti. Se intendete usarli come decorazione, usate uno stecchino di legno per praticare un foro in cima a ogni biscotto in modo da poterci poi infilare il nastro.
Disponete i biscotti sulla teglia imburrata distanziandoli leggermente e metteteli in frigorifero per 10 minuti. Fate cuocere in forno preriscaldato a 180º per circa 10 minuti finché risulteranno dorati. Lasciate intiepidire per 5 minuti e poi trasferiteli su una griglia di metallo a raffreddare completamente.
Una volta freddi, potete tenere i biscotti così come sono, oppure infilarci un nastrino, decorarli con della glassa o con le dragées argentate. Lasciate solidificare ed infine appendeteli all'albero!
Se li decorate è meglio consumare i biscotti entro 24 ore oppure conservarli in un contenitore ermetico e consumarli entro 4 giorni. I biscotti non decorati possono essere congelati per al massimo un mese.



L'altra è una ricetta che ho trovato in un libricino, Biscotti in Festa di Cucina Moderna: i biscotti di Natale di Sinclair Lewis, vincitore del premio Nobel e del Pulitzer, autore di Elmer Gantry.

Biscotti di Natale di Sinclair Lewis
Ingredienti per circa 24 biscotti

110 g di burro molto morbido | 150 g di zucchero semolato | 1 uovo grande, leggermente sbattuto | 150 g di farina | un pizzico di sale | 3 cucchiai di cacao in polvere | 1 cucchiaio di bourbon o di latte | 40 g di mandorle tritate

Raccogliete il burro morbido e lo zucchero in una ciotola e lavoratelo a crema con una frusta elettrica o con un cucchiaio di legno finché diventa cremoso; sempre sbattendo, unite l'uovo.
Setacciate la farina, il sale ed il cacao nella ciotola, unite il bourbon e le mandorle e mescolate bene con il cucchiao di legno.
Calcolando un cucchiaio colmo per biscotto, fate cadere l'impasto in montagnette sulla placca da forno imburrata, distanziandole bene tra loro.
Fate cuocere in forno preriscladato a 160º per 10-12 minuti finché si rassodano (non devono diventare dorati).
Lasciate intiepidire i biscotti sulla placca per 2 minuti e poi trasferiteli su una griglia di metallo a raffreddare completamente.
Conservateli in un contenitore ermetico e consumateli entro 4 giorni; in alternativa potete congelarli per un mese al massimo.

VerA







... ed ecco qui il nostro "cesto" di dolcetti natalizi internazionali!




mercoledì 20 agosto 2008

Pasta con le sarde!

Ero al supermercato circondata dai soliti assortitissimi scaffali di cetrioloni sott'aceto e formaggi elvetici (ognuno rigorosamente con la propria bandierina) quando ho scorto su una bustina appesa ad un dispenser la parola "fenchel"! Era proprio lui (mi ero anche cercata la parola sul dizionario per cercare di chiedere nei negozi con il mio stentato tedesco se ne avessero!), l' ho anche annusato per esserne sicura... FINALMENTE HO TROVATO IL FINOCCHIETTO!
Beh, non esattamente... in realtà ho trovato soltanto una bustina di semi di finocchietto, ma adesso posso finalmente cercare di piantarli... chissà se sopravviveranno al rigido clima di quassù...

Presa da irrefrenabile emozione sono andata in cerca delle sarde (pur non ricordando se sono le "sardinen" o le "sardellen"... sembra che abbiano messo i nomi apposta per fare confusione: le prime in italiano dovrebbero essere le sardine, le seconde le acciughe, ma quando si è al supermercato è facile confondersi) perchè a questo punto mi toccava preparare la tanto desiderata pasta con le sarde!

In realtà si tratta di un primo esperimento di pasta con le sarde e sarà un po' svizzera: infatti non avendo trovato le sarde fresche mi accontento di quelle surgelate e al posto dei germogli di finocchio uso i miei nuovi semini. Spero che i siciliani non si scandalizzino...

La mattina appresso ebbe il piacere di rivedere Adelina, la cammerera.
"Perché non ti sei fatta viva in questi giorni?".
"Ca pirchì? Ca pirchì a la signurina nun ci piaci di vidìdimi casa casa quannu c'è iddra".
"Come hai saputo che Livia era partita?".
"Lu seppi in paisi".
Tutti , a Vigàta, sapevano tutto di tutti.
"Che mi hai accattato?".
"Ci faccio la pasta con le sardi e pi secunnu purpi alla carrettera".
Squisiti, ma micidiali. Montalbano l'abbracciò.
Andrea Camilleri, da Il cane di Terracotta [pag. 234]

Ecco la ricetta originale (con le mie modifiche) per 5 persone:


Ingredienti:
500g di maccheroni, 1 kg. di finocchietti di montagna (nella mia variante svizzera è sostituito da una bustina di semi di finocchio comprati al supermercato, decisamente più triste...), 2 cipolle, 3 acciughe salate, 50g di uva sultanina, 50g di pinoli, 1 bustina di zafferano, 500g di sarde fresche (ahimè surgelate), olio e sale.

Preparazione:
Lessate i finocchietti in abbondante acqua salata, scolateli e tritateli (ovviamente ho saltato questa parte).
A parte soffriggete le cipolle finemente affettate e spappolatevi le acciughe.
Pulite le sarde e togliete la lisca, eliminando la testa e la coda (questa parte mi ha fatto rimpiangere il pescivendolo Cencio di Padova che mi puliva sempre i pescetti!); tagliate a pezzi e fate rosolare nel soffritto di cipolla e acciughe.
Aggiungete i finocchietti (nel mio caso i semi di finocchio che però hanno davvero insaporito il sugo!), salate e lasciate cuocere a fuoco basso per una decina di minuti. Unite l'uva sultanina ed i pinoli, la bustina di zafferano.
Nell'acqua dei finocchietti lessate i maccheroni, scolateli al dente e mescolateli energicamente con il condimento preparato. Aggiungete il pangrattato abbrustolito e servire dopo qualche minuto.
Nonostante le varianti è venuta benissimo!

Inutile dire che questa ricetta mi ricorda la pasta con le sarde (o meglio la mancata pasta con le sarde) di quella sera con Rosy a Trieste (quella del piano numero uno!... anche Laura di certo se la ricorda!)... ma mi fa tornare in mente anche la nostra prima sera qui in Svizzera, con la casa ancora vuota: soltanto il letto, la cucina e innumerevoli scatoloni... stanchissimi, ma felici di essere nella nostra prima casa assieme e dopo mesi di lontananza... quella sera abbiamo mangiato proprio la pasta con le sarde per festeggiare, con il sugo del vasetto che mi aveva regalato Rosy (forse anche per farsi perdonare dalla mancata pasta con le sarde!) prima di partire da Trieste per trasferirmi a Zurigo.
Quindi non posso che dedicare questa ricetta a Ru (per cui l'ho preparata!), ma anche a Laura e Rosy!

...e tanti auguri a Francesca che oggi compie 11 mesi!




Quadrelli di cioccolata Sacher

Cercando una ricetta per un dolce da colazione (da far intingere nel latte la mattina a Ru nei giorni in cui sarò in Italia e lui resterà qui solo) ho ripreso in mano il libro di "ricette antiche e moderne di Trieste, dell'Istria e della Dalmazia" (edizione 1972!) che ho "ereditato" dalla mia nonna di Pola.

Adoro sia Trieste che l'Istria e la Dalmazia: lì anche il cibo è speciale; infatti è il punto di incontro dei sapori (così come delle lingue e della cultura) della tradizione italiana, mediterranea, dell'est Europa e austriaca!
Subito mi sono saltati all'occhio questi quadrelli di cioccolata Sacher! Come posso non provarli...

Ingredienti:
150g di burro
150g di cioccolata fondente (che in Svizzera non manca mai!)
150g di farina
150g di zucchero
4 uova

Preparazione:
Montare le chiare a neve e fondere il cioccolato a bagnomaria.
Sbattere in una terrina il burro con lo zucchero, aggiungervi la cioccolata, un tuorlo alla volta e, da ultimo, versare la farina setacciata alternandola alle chiare montate a neve.
Stendere l'impasto, che deve risultare piuttosto denso, su una lastra imburrata o ricoperta di carta da forno (per rendere la carta da forno più morbida potete bagnarla e strizzarla prima di stenderla), cuocere in forno a calore moderato (io ho fatto 180º per 20-25 minuti) e tagliare poi a quadrelli che si servono freddi con la panna montata o la marmellata.

i più cucinati della settimana

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ipse dixit...

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  • quel che non strangola... ingrassa! (zia laura)
  • non ti curar di lor, ma guarda e passa (dante alighieri)
  • the most important thing is to enjoy life - to be happy - that's all that matters (Audrey Hepburn)
  • ho imparato tante cose qui... non solo a cucinare, ma una ricetta molto più importante: ho imparato a vivere. Ho imparato ad essere qualcosa di questo mondo che ci circonda, senza stare lì in disparte a guardare... (dal film Sabrina)
  • ergastolo in vita! ai lavori "sforzati"! (zia laura)
  • "calandra" (cioè cassandra), verace sempre, creduta mai... (zia laura)
  • tutti i nodi vengono al petto (laura)

gocce di rugiada

  • one step at the time
  • siamo qua tre giorni con ieri l'altro
  • chi semina vento raccoglie tempesta
  • chi semina raccoglie
  • chi si ferma è perduto
  • tutto il mondo è paese
  • meglio soli che male accompagnati
  • meglio tardi che mai...
  • aiutati che il ciel t'aiuta
  • finché c'è vita c'è speranza
  • cuor contento ciel l'aiuta!
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  • via il dente, via il dolore!
  • chi si accontenta, gode!
  • sursum corda!