domenica 24 maggio 2009

Mercato di Oerlikon

Quando abitavo a Padova andavo spessissimo a fare la spesa al mercato, in piazza delle Erbe e piazza della Frutta (o nel mercato fisso sotto il Salone) e praticamente non compravo mai la frutta e la verdura al supermercato. A volte se passavo verso l'ora in cui il mercato stava per essere smontato, capitava anche che mi regalassero un po' di merce, o che facessero sconti abbondanti.
Mi piace molto andare al mercato e osservare la gente, scegliere la frutta e la verdura che mangerò e godermi i colori, i rumori e la vivacità delle bancarelle; è bello passeggiare fra i banchi anche senza comperare niente. Per molti è anche un modo per trovare qualcuno con cui chiaccherare, come la simpatica signora che mi ha fermato ieri mattina, parlandomi in svizzero tedesco, mentre la guardavo con la fronte aggrottata per cercare di capire cosa mi stesse dicendo...


Qui in Svizzera purtroppo i mercati non sono così frequenti e quando piove (non di rado!) ci sono solo poche bancarelle e solitamente solo la mattina fino alle 11.30-12, quindi non mi è tanto facile andarci spesso. Per fortuna, per soddisfare la mia voglia di bancarelle, ogni tanto riesco a fare un salto al sabato mattina al mercato di Baden o al Bauernmarkt di Oerlikon (a Zurigo). Quest'ultimo, anche se è molto più ristretto dei mercati padovani, è molto ben fornito: ci sono grandi banchi di frutta e verdura, pane, piante, fiori, erbe aromatiche, pesce di lago, prodotti tipici italiani e greci...


... ma anche alcuni piccoli banchetti di contadini e fattori che vengono a vendere i loro prodotti come uova, miele, marmellate, frutta di stagione...

... che sono i miei preferiti!

Nei mercati svizzeri è curiosa anche la varietà di vegetali diversi da quelli che si trovano in Italia: per esempio il prezzemolo (peterli in svizzero tedesco) è diverso, più "ricciolino", oppure si possono trovare le carote gialle, o quelle violette oppure i peperoni arancioni...


Quindi anche oggi un post senza ricette, ma mi rifarò nei prossimi giorni, questo fine settimana sono un po' pigra, soprattutto per mettermi a trascriverle... saranno queste ultime limpidissime giornate che anticipano l'estate e che mi fanno venir voglia solo di stare all'aperto e poco dietro ai fornelli o davanti al computer!

Buon inizio settimana a tutti!

giovedì 21 maggio 2009

Mille papaveri rossi e... un bicchiere di vino

Oggi qui è vacanza ed è anche una bellissima giornata, quindi sono stata fuori a fare una passeggiata...


... fra i campi di papaveri...

papaveri a Wettingen, 21 Maggio 2009. © Silvia


Quindi approfitto di questo post "vacanziero" per copiare sul blog un'altra poesia di Pablo Neruda dedicata ai piaceri del palato:

piazza delle Erbe (Padova) in un bicchiere. 20 Maggio 2007. © SiLviA




Oda al vino

Vino color de día,

vino color de noche,
vino con pies de púrpura
o sangre de topacio,
vino,
estrellado hijo
de la tierra,
vino, liso
como una espada de oro,
suave
como un desordenado terciopelo,
vino encaracolado
y suspendido,
amoroso,
marino,
nunca has cabido en una copa,
en un canto, en un hombre,
coral, gregario eres,
y cuando menos, mutuo.

A veces
te nutres de recuerdos
mortales,
en tu ola
vamos de tumba en tumba,
picapedrero de sepulcro helado,
y lloramos
lágrimas transitorias,
pero
tu hermoso
traje de primavera
es diferente,
el corazón sube a las ramas,
el viento mueve el día,
nada queda
dentro de tu alma inmóvil.
El vino
mueve la primavera,
crece como una planta la alegría,
caen muros,
peñascos,
se cierran los abismos,
nace el canto.
Oh tú, jarra de vino, en el desierto
con la sabrosa que amo,
dijo el viejo poeta.
Que el cántaro de vino
al beso del amor sume su beso.

Amor mio, de pronto
tu cadera
es la curva colmada
de la copa,
tu pecho es el racimo,
la luz del alcohol tu cabellera,
las uvas tus pezones,
tu ombligo sello puro
estampado en tu vientre de vasija,
y tu amor la cascada
de vino inextinguible,
la claridad que cae en mis sentidos,
el esplendor terrestre de la vida.

Pero no sólo amor,
beso quemante
o corazón quemado
eres, vino de vida,
sino
amistad de los seres, transparencia,
coro de disciplina,
abundancia de flores.
Amo sobre una mesa,
cuando se habla,
la luz de una botella
de inteligente vino.
Que lo beban,
que recuerden en cada
gota de oro
o copa de topacio
o cuchara de púrpura
que trabajó el otoño
hasta llenar de vino las vasijas
y aprenda el hombre oscuro,
en el ceremonial de su negocio,
a recordar la tierra y sus deberes,
a propagar el cántico del fruto.
Ode al vino

Vino color del giorno,
vino color della notte,
vino con piedi di porpora
o sangue di topazio,
vino,
stellato figlio
della terra,
vino, liscio
come una spada d’oro,
morbido
come un disordinato velluto,
vino inchiocciolato
e sospeso,
amoroso,
marino,
non sei mai presente in una sola coppa,
in un canto, in un uomo,
sei corale, gregario,
e, quanto meno, scambievole.

A volte
ti nutri di ricordi
mortali,
sulla tua onda
andiamo di tomba in tomba,
tagliapietre del sepolcro gelato,
e piangiamo
lacrime passeggere,
ma
il tuo bel
vestito di primavera
è diverso,
il cuore monta ai rami,
il vento muove il giorno,
nulla rimane
nella tua anima immobile.
Il vino
muove la primavera,
cresce come una pianta di allegria,
cadono muri,
rocce,
si chiudono gli abissi,
nasce il canto.
Oh, tu, caraffa di vino, nel deserto
con la bella che amo,
disse il vecchio poeta.
Che la brocca di vino
al bacio dell’amore aggiunga il suo bacio

Amor mio, d’improvviso
il tuo fianco
è la curva colma
della coppa
il tuo petto è il grappolo,
la luce dell’alcol la tua chioma,
le uve i tuoi capezzoli,
il tuo ombelico sigillo puro
impresso sul tuo ventre di anfora,
e il tuo amore la cascata
di vino inestinguibile,
la chiarità che cade sui miei sensi,
lo splendore terrestre della vita.

Ma non soltanto amore,
bacio bruciante
e cuore bruciato,
tu sei, vino di vita,
ma
amicizia degli esseri, trasparenza,
coro di disciplina,
abbondanza di fiori.
Amo sulla tavola,
quando si conversa,
la luce di una bottiglia
di intelligente vino.
Lo bevano;
ricordino in ogni
goccia d’oro
o coppa di topazio
o cucchiaio di porpora
che l’autunno lavorò
fino a riempire di vino le anfore,
e impari l’uomo oscuro,
nel cerimoniale del suo lavoro,
e ricordare la terra e i suoi doveri,
a diffondere il cantico del frutto.


Pablo Neruda
Ode al vino e altre odi elementari
Traduzione di Giovanni Battista De Cesare





martedì 19 maggio 2009

Salvia fritta

La pianta di salvia di mio papà quest'anno è davvero rigogliosa e ha delle foglie enormi! Così l'altra sera a cena abbiamo deciso di friggerle in pastella. Scrivo qui come l'ho preparate io, con la classica pastella, ma vi segnalo anche un'interessante variante pubblicata in questi giorni da Stella di Sale: la proverò la prossima volta!


Ingredienti:

* 10-15 foglie di salvia grandi

* 100cl di acqua

* 100g di farina

* 100g di fecola di patate

* 100cl di birra

* 1 uovo

* un pizzico di sale

* olio per friggere



Preparazione
Mescolate in una ciotola gli ingredienti per la pastella (tutti tranne la salvia) fino ad ottenere un composto omogeneo. Scaldate l'olio nella padella. Intanto lavate e asciugate le foglie di salvia, quindi immergetele nella pastella e, quando l'olio sarà caldo, friggetele girandole su entrambi i lati. Scolatele e mettetele per qualche minuto su un foglio di carta assorbente.







SEGNALAZIONE: Domenica in treno, di ritorno in Svizzera, ho avuto un'interessante chiacchierata con una simpatica signora di Zurigo a proposito dei nostri due paesi, delle diversità, delle lingue e del mondo che sta cambiando sempre più in fretta e si sta sempre più mescolando e arricchendo di sfumature. È stato un viaggio molto piacevole, nonostante a volte parlare di questi argomenti in riferimento all'Italia mi faccia amareggiare, viste tutte le polemiche, le strumentalizzazioni e le idee aberranti che ultimamente sento venire dal nostro paese. A questo proposito vorrei segnalare qui sul blog questa campagna nazionale contro il razzismo, l’indifferenza e la paura dell’Altro di cui avevo sentito parlare in un'intervista alla portavoce dell'Alto Commissariato dell'ONU per i rifugiati. Qui potete trovare il manifesto dell'iniziativa e per firmare l'appello potete visitare il sito:


sabato 16 maggio 2009

Pizzette alle sardine

Giorni fa mi è capitato di sentire Andrea Camilleri citare questa frase di Leonardo Sciascia (entrambi scrittori che leggo molto) che mi ha davvero molto colpito per la sua sconvolgente e amara attualità, nonostante sia stata scritta nel 1978. Così ho deciso di copiarla anche qui sul blog che è un po' ricettario e un po' diario:

[...] che cos' è questo Paese? Un Paese, sembra, senza verità; un Paese che non ha bisogno di scrittori, che non ha bisogno di intellettuali. Disperato. Pieno di odio. E nella disperazione e nell'odio propriamente spensierato, di una insensata, sciocca vitalità. Sembra.

Leonardo Sciascia, 4 novembre 1978



Per addolcire un po' il tono del post, passo subito alla ricetta. Sabato scorso, cercando di svelare il mistero delle sardelle-sardine-sardoni, mi sono imbattuta in questo sito di ricette istriane e ho trovato un sacco di idee interessanti (anche se a volte non tradotte perfettamente in italiano). Ho deciso di provare subito queste pizzette di sardine, come una variante alla mia pizza domenicale. Ho seguito la ricetta, ma ho sostituito la pasta della pizza fatta in casa alla pasta sfoglia.


Ingredienti
* pasta per la pizza (per prepararla trovate la ricetta qui, aggiungendo mezzo cucchiaino di miele al lievito, un trucchetto che ho scoperto qui)
* 1 scatola di sardine
* formaggio grattuggiato (io ho usato il pecorino)
* salsa di pomodoro
* 1 cucchiaino di origano (ho messo anche un po' di timo della mia piantina)


Preparazione
1 Spianate la pasta con uno spessore di mezzo centimetro. Con un bicchiere infarinato formate dei cerchi di pasta.

2 Su ognuno spalmate la salsa di pomodoro e aggiungete dei pezzettini di sardine pulite (dalle squame e dalla lisca). Aggiungete formaggio grattugiato e l'origano.

3 Ponete le pizzette così preparate su una teglia oliata o ricoperta di carta da forno e infornate. Lasciate in forno, alla temperatura a 200º per circa 15 minuti.


la ricetta è tratta (e modificata) da istrianet.org.









giovedì 14 maggio 2009

Tonno in crosta profumata

Avevo in mente il tonno fresco in crosta di semi di finocchio e scorzette di limone, magistralmente preparato da Paola&Alessio, e realizzato poi da SiLviA, ma volevo sperimentare una variante sul tema. Così sono andata a colpo sicuro a far visita a K. Ero certa di trovare una ricetta che facesse al caso mio, ed eccola qui!!!

Ingredienti

tranci di tonno fresco
pane grattugiato
scorza e succo di 1 limone
prezzemolo
sale e pepe q.b.
olio evo

Impanate il tonno con pane grattugiato, scorzette di limone e prezzemolo. Fatelo rosolare in padella con olio e succo di limone. Aggiustate di sale, spolverizzate di pepe.

P.S.

1 Volendo si potrebbe aromatizzare il tutto anche con 1/2 bicchiere di vino bianco secco.
2 K., oltre al limone, prepara la crosta di pane anche con uno spicchio d'aglio tritato, ma io, essendo sera, ho preferito evitarlo.

i più cucinati della settimana

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gocce di rugiada

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  • chi semina raccoglie
  • chi si ferma è perduto
  • tutto il mondo è paese
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