martedì 1 dicembre 2009
martedì 24 novembre 2009
Pillole di saggezza
Oggi è stato il giorno dei saluti. Tanti partono per riunirsi alle famiglie per Thanksgiving. Anch'io!
"A good mentor is who recognizes each scholar's talent and gives the right job to the right person".
Il bravo mentore è colui che riconosce il talento di ogni suo studente e dà il lavoro giusto alla persona giusta.
E mi ha lasciata con una massima cinese, che ha lo stesso, profondissimo, significato: se metti un uovo di gallina a scaldare nel forno, con il tempo e la giusta temperatura, diventerà una bella gallina. Se fai lo stesso con un sasso, rimarrà un sasso.

Sapevo che questo momento sarebbe arrivato, tutti mi chiedono se sono contenta e pronta a tornare a casa. In questo momento è difficile rispondere, è come se fossi sospesa tra due mondi, così lontani, così diversi!
Quando vedrò la mamma e il papà, certo, sarò felice! Come potrei non esserlo?!
Adesso però, in questa fase di passaggio, sono qui, sto ancora lavorando al "mio" progetto, con le persone che in questi sei mesi sono state parte della mia vita, delle mie giornate, che sono qualcosa più che colleghi, che sono amici, "strani" amici... Sì perché quando parli una lingua che non è la tua con un cinese o una australiana, o una coreana, non sei mai sicuro che capiscano quello che dici, e tu non capisci a tua volta. Ma proprio per questo si instaura una comunicazione non verbale che è sottile, impalpabile, ma preziosissima. Sguardi, piccoli gesti quotidiani che ti fanno sentire parte di una piccola "comunità" che scambia, condivide, cresce... Se penso a tutti loro come posso non sentire un velo di tristezza e le lacrime agli occhi...
Penso che capirò quanto mi abbiano dato solo lasciandoli, e ringranziandoli tutti, senza parole...
Hong, salutandomi, mi ha detto una grande verità...
Quando vedrò la mamma e il papà, certo, sarò felice! Come potrei non esserlo?!
Adesso però, in questa fase di passaggio, sono qui, sto ancora lavorando al "mio" progetto, con le persone che in questi sei mesi sono state parte della mia vita, delle mie giornate, che sono qualcosa più che colleghi, che sono amici, "strani" amici... Sì perché quando parli una lingua che non è la tua con un cinese o una australiana, o una coreana, non sei mai sicuro che capiscano quello che dici, e tu non capisci a tua volta. Ma proprio per questo si instaura una comunicazione non verbale che è sottile, impalpabile, ma preziosissima. Sguardi, piccoli gesti quotidiani che ti fanno sentire parte di una piccola "comunità" che scambia, condivide, cresce... Se penso a tutti loro come posso non sentire un velo di tristezza e le lacrime agli occhi...
Penso che capirò quanto mi abbiano dato solo lasciandoli, e ringranziandoli tutti, senza parole...
Hong, salutandomi, mi ha detto una grande verità...
"A good mentor is who recognizes each scholar's talent and gives the right job to the right person".
Il bravo mentore è colui che riconosce il talento di ogni suo studente e dà il lavoro giusto alla persona giusta.
E mi ha lasciata con una massima cinese, che ha lo stesso, profondissimo, significato: se metti un uovo di gallina a scaldare nel forno, con il tempo e la giusta temperatura, diventerà una bella gallina. Se fai lo stesso con un sasso, rimarrà un sasso.
Thank you, guys!
sabato 21 novembre 2009
Menù antirazzista #3: Le ultime risorse della còlliva
In questo periodo siamo tutte e due molto occupate: io ho un sacco da lavorare per alcune scadenze e Vera è in ballo con tutti i preparativi per il ritorno in Italia e la fine della sua specializzazione! Quindi stiamo un po' trascurando il blog... per non far sentire troppo la nostra assenza, vi riporto la terza puntata del menù antirazzista di Helene Paraskeva, questa volta senza ricetta, magari la preparerò l'anno prossimo per il giorno dei morti, quest'anno non ne ho avuto modo... e ora mi sembra un po' tardi!
Helene Paraskeva è una scrittrice nata ad Atene. Vive a Roma dal 1975. Questo è la terza puntata della sua serie Menù antirazzista.
La còlliva è un dolce a base di grano cotto nell’acqua per molte ore con mandorle, noci, cannella, uvetta e melograno. Si decora con confetti e zucchero a velo ed è candido come una torta nuziale. D’origine greca, ma diffuso in tutti i paesi balcanici, si consuma ai funerali e per le commemorazioni dei morti. Gli antropologi lo definirebbero un cibo tabù, ma non è vietato mangiarlo: è solo che nessuno lo prepara mai al di fuori di queste occasioni.
La còlliva ha origini mitiche. Demetra, la dea dei raccolti, si svegliò una notte senza trovare a casa la figlia Persefone. Cominciò a cercarla in giro per il mondo, trascurando il lavoro e non facendo crescere più niente sulla Terra. I mortali soffrivano la fame e la carestia, ma Demetra continuava a urlare: “Datemi mia figlia o morirete tutti!”.Trittolemo, re di Eleusi, voleva rivelare alla dea che Persefone era stata rapita da Plutone, il dio degli inferi. Ma prima di andare da lei, fece preparare un dolce con le ultime provviste. Demetra lo gradì a tal punto da promettere che se Plutone avesse liberato sua figlia, sulla Terra sarebbe tornato tutto come prima.Trittolemo chiese ai contadini di preparare un altro dolce per Plutone, mettendo insieme le ultime riserve, l’eschaton. Questa volta ai contadini non rimase niente. Il re portò il dolce a Plutone e riuscì a convincerlo a liberare Persefone per sei mesi all’anno. Grazie ai mortali che avevano sacrificato le loro ultime provviste, sulla Terra tutto tornò come prima. Quel dolce squisito era la còlliva.Oggi gli abitanti dei paesi ricchi rischiano di cucinare le loro còlliva con le ultime risorse dei paesi in via di sviluppo. Il debito ecologico è la differenza tra i consumi degli abitanti di un territorio e le capacità produttive (risorse naturali, cibo e fonti di energia) di quel territorio. È risaputo che i paesi più sviluppati hanno il maggior debito ecologico. Di anno in anno le risorse naturali diventano sempre più scarse e si avvicina il momento dell’eschaton. Nei paesi in via di sviluppo, invece, una parte dell’umanità rischia di morire per mancanza di cibo. Ma è da qui che i paesi in debito ecologico prendono il resto del loro fabbisogno, dimenticando lo stretto rapporto tra la sopravvivenza dell’umanità e la terra a disposizione.
Helene Paraskeva
testo e immagine tratti da nuovi italiani in Internazionale.it
(grazie a Helene Paraskeva che ci ha dato la possibilità di pubblicare questo brano sul nostro blog)
Tutto sommato in tema con questo menù antirazzista segnalo un paio di inziative:
LA SETTIMANA EUROPEA PER LA RIDUZIONE DEI RIFIUTI (21-29 Novembre 2009) che ha lo scopo principale di promuovere, tra i cittadini, una maggiore consapevolezza sulle eccessive quantità di rifiuti prodotti e sulla necessità di ridurli drasticamente. Ringrazio Lo per averla segnalata e per aver inventato il suo "meme ecologico" (potete leggerne i dettagli sul suo blog), io mi limito a segnalare alcuni suggerimenti dal sito menorifiuti.it.
LA CITTÀ FRAGILE “Non è rinchiudendo il vicino che ci si convince del proprio buonsenso” F. Dostoevskij
ESPOSIZIONE ALLA TRIENNALE DI MILANO dal 20 Novembre al 10 Gennaio. Non ho visto questa mostra ma ne ho letto su Internazionale e credo cercherò di visitarla nelle vacanze di Natale. Si tratta di una mostra che attraverso documenti fotografici, video, illustrazioni, mappe, dati statistici emblematici, vuole rappresentare alcune fragilità della città contemporanea mettendo in scena il rapporto tra comunità del rancore, quella del rinserramento e della ricerca del capro espiatorio, comunità di cura, quella che cerca di farsi carico delle fragilità sociali, comunità operosa, quella che agisce in modo privilegiato nell’ambito produttivo e delle professioni. Per saperne di più andate sul sito della triennale di Milano.
AGGIORNAMENTO:
domenica 15 novembre 2009
Triglie all'agrodolce
La scorsa settimana al banco del pesce mi era sembrato di aver visto delle triglie, con il loro tipico sguardo da triglia... purtroppo però il banco è piuttosto lontano dalla zona in cui i clienti fanno la coda e non ne ero sicura... poi il cartellino con scritto Meerbarben non mi aiutava molto (l'unica certezza che mi dava il nome è che fosse un pesce di mare e non di lago, cosa non sempre facile da dire con il tedesco***), così ho rinunciato a prenderle, ma appena tornata a casa ho cercato "Meerbarben" sul dizionario... ed erano proprio le triglie!
Ci ho ripensato tutta la settimana, poi ieri sono tornata al supermercato e, visto che per fortuna c'erano ancora, non me le sono fatte sfuggire!
È la prima volta che preparo le triglie e non ero molto sicura di come si facessero a pulire, ma su internet si trova tutto ed ecco qui delle dettagliatissime istruzioni: come si pulire e sfilettare le triglie? (spicchiodaglio.it). La prossima volta credo che me le farò pulire dalla signorina del banco (se riesco a farmi capire!) perché è stato un po' un lavoraccio: sono piene di squame e sono molto meno facili da spinare delle sardine e delle alici!
Ci ho ripensato tutta la settimana, poi ieri sono tornata al supermercato e, visto che per fortuna c'erano ancora, non me le sono fatte sfuggire!
È la prima volta che preparo le triglie e non ero molto sicura di come si facessero a pulire, ma su internet si trova tutto ed ecco qui delle dettagliatissime istruzioni: come si pulire e sfilettare le triglie? (spicchiodaglio.it). La prossima volta credo che me le farò pulire dalla signorina del banco (se riesco a farmi capire!) perché è stato un po' un lavoraccio: sono piene di squame e sono molto meno facili da spinare delle sardine e delle alici!
*** infatti in tedesco si usa la stessa parola per dire mare e lago anche se in base a quello che si intende hanno genere diverso: die See (femminile) è il mare e der See (maschile) il lago, ma esiste anche la parola das Meer (neutro e di derivazione latina) che vuol dire solo mare, ma che non mi sembra venga usata tanto di frequente, almeno in Svizzera. La mia insegnante (svizzera) di tedesco mi diceva che das Meer è usato di più in letteratura che nel linguaggio comune, invece pare che in Austria usino solo das Meer per il mare.
Insomma adesso ho una gran confusione e non so mai di cosa si stia parlando, se di mare o di lago!... per di più se si cerca sul dizionario italiano-tedesco la parola triglia si trova sia Meerbarbe che Seebarbe!
Insomma adesso ho una gran confusione e non so mai di cosa si stia parlando, se di mare o di lago!... per di più se si cerca sul dizionario italiano-tedesco la parola triglia si trova sia Meerbarbe che Seebarbe!
Ovviamente non potevo non usare queste tanto agognate triglie che per una ricetta ispirata ai romanzi di Camilleri!
"Andò a corcarsi zuppiando. Ci mise un quarto d'ora a trovare la posizione giusta. Chiuse gli occhi e li raprì di subito: ma non aveva invitato Ingrid a cena? E ora come faceva a rivestirsi, mettersi addritta e nèsciri per andare al ristorante? La parola ristorante gli provocò un immediato effetto di vacantizza alla bocca dello stomaco. Da quand'è che non mangiava? Si susì, andò in cucina. Nel frigorifero troneggiava un piatto funnùto pieno di triglie all'agrodolce. Tornò a corcarsi, rassicurato."
da La gita a Tindari di Andrea Camilleri, pag. 244, ed. Sellerio 2000
Ingredienti (per 2)
* 4 triglie* 1 cipolla
* 1 arancia
* olio extravergine d'oliva
* 1/2 bicchiere di vino bianco
* un po' disucco di limone
* zucchero
* farina bianca
* sale
Preparazione
1 Pulite le triglie, infarinatele e cuocetele in poco olio di oliva, salandole da entrambi i lati; quindi toglietele dalla padella e laciatele al caldo in forno.
2 Sbucciate l'arancia e frullatela. Nella padella dove avete cotto le triglie, fate rosolare la cipolla tritata finemente, aggiungete un cucchiaio di zucchero, il vino e fate caramellare il tutto.
3 Aggiungete il succo di limone e l'arancia frullata, fate ritirare e coprite le triglie con la salsa ottenuta.
ricetta tratta (e riadattata) da Nìvuro di sìccia, Trenta editore.
in english:
Procedure: Gut the fishes, dust them with flour and cook them in a little olive oil, salting them on both sides, then remove them from the pan and leave them in the warm oven.
Vi segnalo questo bell'articoletto intitolato "Tutti i corvi sono neri" di Laila Wadia, nella rubrica Nuovi Italiani di Internazionale.it. A me è piaciuto molto, come in genere mi piacciono gli articoli di questa rubrica che parlano dell'Italia vista dagli occhi di persone nate altrove e che ora ci vivono (è un punto di vista che mi interessa molto, speculare al mio e da quando vivo qui ancora di più), anche perché parla di Trieste, dove ho vissuto per un po', e del quartiere cinese vicino alla stazione che ricordo benissimo... leggendolo mi è sembrato un po' di essere lì!
in english:
Ingredients (for 2): * 4 red mullets * 1/2 onion * 1/2 orange * extra virgin olive oil * 1/2 glass of white wine * juice from 1/2 lemon * sugar * white flour * salt
Procedure: Gut the fishes, dust them with flour and cook them in a little olive oil, salting them on both sides, then remove them from the pan and leave them in the warm oven.
Peel the orange and whisk it. In the pan where you cooked the mullets, fry the finely chopped onion, add a spoon of sugar, the wine and let it caramelize everything. Add the lemon and orange juices, cover the mullet with sauce. Bake at 180 º for 5 minutes.
Piccolo glossario culinario multilingue (I - DE - EN):
triglia, f. = die Meerbarbe/n, f. = red mullet, n.
Vi segnalo questo bell'articoletto intitolato "Tutti i corvi sono neri" di Laila Wadia, nella rubrica Nuovi Italiani di Internazionale.it. A me è piaciuto molto, come in genere mi piacciono gli articoli di questa rubrica che parlano dell'Italia vista dagli occhi di persone nate altrove e che ora ci vivono (è un punto di vista che mi interessa molto, speculare al mio e da quando vivo qui ancora di più), anche perché parla di Trieste, dove ho vissuto per un po', e del quartiere cinese vicino alla stazione che ricordo benissimo... leggendolo mi è sembrato un po' di essere lì!
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martedì 10 novembre 2009
Menù antirazzista #2: La società del moussakàs
Ecco qui un altro menù antirazzista di Helene Paraskeva tratto da Internazionale, questa volta si tratta di un parallelo tra l'amalgama di sapori della moussakàs e la ricchezza di una società multiculturale.
Helene Paraskeva è una scrittrice nata ad Atene. Vive a Roma dal 1975. Questa è la seconda puntata della sua serie Menù antirazzista.
Per descrivere i processi d’integrazione tra etnie i sociologi usano diverse metafore. Per esempio, la società statunitense, formata da immigrati provenienti da tutto il mondo in epoche diverse e assimilati a un modello culturale unico, era paragonata a un crogiolo, il famoso melting pot. Altri esperti usano la metafora culinaria della salad bowl, l’insalatiera con vari tipi di verdure che, condite insieme, hanno un sapore armonioso.
Anche il moussakàs, piatto completo dal sapore unico (anzi, epico), può essere paragonato a una società in evoluzione, che passa dal modello multiculturale a quello interculturale. Per la preparazione del moussakàs bisogna disporre in una teglia tre strati di cibi differenti, cucinati in maniera diversa. Il primo strato è di melanzane fritte, anche se alcuni usano le patate. Sopra, dopo una spolverata di parmigiano, si mette uno strato di ragù e infine, dopo un’altra spolverata di parmigiano, si aggiunge la besciamella.Il moussakàs è multiculturale perché i suoi ingredienti vengono da diverse parti del mondo. La melanzana è d’origine asiatica, la patata proviene dagli altopiani andini, il pomodoro – che gli aztechi chiamavano tomatl – viene dall’America centrale, il parmigiano è italiano, la besciamella è una salsa raffinata d’ideazione francese e la carne macinata del ragù è la migliore, quella del luogo. L’olio di oliva non può che essere mediterraneo. Quando gli strati sono pronti, si mette tutto in forno per circa mezz’ora.Oltre a essere multiculturale, il moussakàs è l’esempio concreto di una società interculturale. I suoi ingredienti non sono schiacciati, spremuti o pestati. I componenti di questa società comunicano tra loro senza perdere identità, pur essendo di origini diverse. Ogni ingrediente è insaporito dall’olio di oliva, che mette in relazione i diversi sapori e ne facilita la convivenza.Si dice del moussakàs che diventa migliore il giorno dopo la cottura. L’interculturalità è un processo che ha bisogno di tempo per crescere e maturare. Ma, intanto, bisogna cominciare.
Helene Paraskeva
testo e immagine tratti da nuovi italiani in Internazionale.it
pubblicato su Internazionale n. 819, anno 16, 30 ottobre/5 novembre 2009
(grazie a Helene Paraskeva che ci ha dato la possibilità di pubblicare questo brano sul nostro blog)
articolo soggetto a licenza Creative Commons
Ingredienti (dosi ridotte, per circa 3-4 persone)
Preparazione
pubblicato su Internazionale n. 819, anno 16, 30 ottobre/5 novembre 2009
(grazie a Helene Paraskeva che ci ha dato la possibilità di pubblicare questo brano sul nostro blog)
Ovviamente non potevo che abbinare questa citazione alla ricetta della moussakàs (io l'ho preparata sia con le patate che con le melanzane, per non farmi mancare niente!).
Ingredienti (dosi ridotte, per circa 3-4 persone)1 melanzana rotonda * 300g di patate * 1 cipolla tritata * 300g di carne macinata * 1/2 tazza di vino bianco * 1/2 tazza di olio extravergine d'oliva * 1 pomodoro maturo * prezzemolo tritato * sale & pepe * besciamella (1 cucchiaio di farina, sale & pepe, 1 tazza di latte, 1 cucchiaio di burro, un pizzico di noce moscata) * parmigiano.
Preparazione
0. Besciamella: Fondere il burro in un pentolino, unire la farina e mescolare bene con un cucchiaio di legno. Abbassare la fiamma al minimo e aggiungere lentamente il latte, continuando a mescolare. Lasciar addensare la salsa, continuando a mescolare e condire con sale, pepe e noce moscata.
1. Tagliate la melanzana a dischi e friggetela in olio caldo. Quindi disponete le fette su un po' di carta assorbene.
2. Lavate e nettate le patate, affettatele e friggetele leggermente.
3. Scaldate l'olio e rosolare la cipolla con la carne macinata. Bagnate con il vino e fatelo evaporare; quindi aggiungete il pomodoro tagliato a pezzi, il prezzemolo, sale e pepe e lasciate sobbollire per circa 15 minuti.

4. Stendete le patate in una teglia, conditele con sale e pepe e disponetevi del parmigiano grattato, la carne tritata e uno strato di melanzane.
5. Coprite con la besciamella e lasciate cuocere in forno a calore moderato per circa 30-40 minuti.
1. Tagliate la melanzana a dischi e friggetela in olio caldo. Quindi disponete le fette su un po' di carta assorbene.
2. Lavate e nettate le patate, affettatele e friggetele leggermente.
3. Scaldate l'olio e rosolare la cipolla con la carne macinata. Bagnate con il vino e fatelo evaporare; quindi aggiungete il pomodoro tagliato a pezzi, il prezzemolo, sale e pepe e lasciate sobbollire per circa 15 minuti.
4. Stendete le patate in una teglia, conditele con sale e pepe e disponetevi del parmigiano grattato, la carne tritata e uno strato di melanzane.
5. Coprite con la besciamella e lasciate cuocere in forno a calore moderato per circa 30-40 minuti.
ricetta tratta (e riadattata) da "300 ricette tradizionali della cucina greca",
Atene Summer Dreams editions.
Atene Summer Dreams editions.
in english: I'm too lazy to translate the recipe in english.. but you can find a similar one in english here!
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ipse dixit...
- meglio un asino vivo che un dottore morto! (zia laura)
- quel che non strangola... ingrassa! (zia laura)
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- the most important thing is to enjoy life - to be happy - that's all that matters (Audrey Hepburn)
- ho imparato tante cose qui... non solo a cucinare, ma una ricetta molto più importante: ho imparato a vivere. Ho imparato ad essere qualcosa di questo mondo che ci circonda, senza stare lì in disparte a guardare... (dal film Sabrina)
- ergastolo in vita! ai lavori "sforzati"! (zia laura)
- "calandra" (cioè cassandra), verace sempre, creduta mai... (zia laura)
- tutti i nodi vengono al petto (laura)
gocce di rugiada
- one step at the time
- siamo qua tre giorni con ieri l'altro
- chi semina vento raccoglie tempesta
- chi semina raccoglie
- chi si ferma è perduto
- tutto il mondo è paese
- meglio soli che male accompagnati
- meglio tardi che mai...
- aiutati che il ciel t'aiuta
- finché c'è vita c'è speranza
- cuor contento ciel l'aiuta!
- gratis et amore dei
- via il dente, via il dolore!
- chi si accontenta, gode!
- sursum corda!






