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mercoledì 23 marzo 2011

capesante gratinate (e la nostra intervista su MiK)

Siamo molto felici di annunciare che venerdì prossimo saremo ospiti del blog di Made in Kitchen nell'ambito del loro spazio dedicato ai food-bloggers!
Ogni venerdì Made in Kitchen suggerisce ai lettori della community un diverso food blog italiano e ne racconta, tramite una breve intervista all'autore, qualche curiosità, sbirciando un po' nella sua cucina! La prossima volta tocca a noi!


la mia cucina in un mestolo (2)
la mia cucina in un mestolo

In attesa di venerdì vi lascio una ricetta semplice che ha suggerito Vera per preparare le capesante al gratin.


Ingredienti
cape sante
* 8 capesante
* pangrattato q.b.
* qualche fogliolina di prezzemolo
* 1/2 limone 
* olio extravergine d'oliva
* sale & pepe
* mezzo bicchiere di vino bianco






Preparazione
1 In una tazzina mescolate il pan grattato con l'olio, il succo di limone, il prezzemolo, un pizzico di sale e un po' di pepe.

2 Impanate le capesante con questo composto e infornate a 200º per circa 15 minuti.

3 Spruzzate un po' di vino bianco e cuocete per altri 10 minuti circa. Prima di servire guarnite con delle folgie di prezzemolo fresco.

domenica 20 marzo 2011

calamari semplici (e... primavera!)

Sta arrivando la primavera! Oggi si è fatta già intravedere qui in Svizzera: sebbene l'aria fosse ancora un po' fredda, il cielo era limpido e colorato di quell'azzurro speciale che si vede solo qui!  
Mentre fuori splendeva il sole, nei nostri piatti facevano la loro bella figura questi calamari cucinati in un modo molto semplice, ma che ne fa risaltare benissimo il sapore.



Ingredienti (per 2 persone)

calamari semplici
* 10 calamaretti

* 2 spicchi d'aglio

* olio extravergine d'oliva

* un ciuffo di prezzemolo

* mezzo bicchiero di vino 
bianco

* un limone

* sale & pepe








calamari sempliciPreparazione
1 Pulite i calamari. Intanto soffriggete l'aglio in una padella con un filo di olio.


2 Unite i calamari e lasciate soffriggere per qualche minuto. Versate sopra il vino, salate, pepate e unite la scorza di limone e un po' di succo. Cuocete fino a quando il sugo non si sia asciugato. Prima di servire aggiungere qualche foglia di prezzemolo.

















 Buon inizio di primavera a tutti!


primavera




Ringraziamo tantissimo Nina per il graditissimo premio Liebster Blog che ci ha assegnato. Seguendo le regole del premio, cioè:
  1. Accettare il premio e scrivere un post nel proprio blog;
  2. Scegliere dai 3 ai 5 blog che seguite e che siano nati da poco o abbiano meno di 100 lettori fissi e comunicare loro che hanno vinto;
  3. Linkare il blog della persona che ve lo ha inviato.
lo riassegnamo a Nina (che se lo merita!) e ad altri 3 bloggers internazionali:

Valeria di My Love Life Food al momento negli USA
Tina di Colore in Cucina anche lei dalla Svizzera
e i mitici Pellegrini di Artusi da Parigi

domenica 27 febbraio 2011

calamari ripieni (5) alla siciliana (+ attacchi di poesia)

Dopo una settimana quasi totalmente dedicata al lavoro, avevo voglia di mettermi un po' ai fornelli. Era tanto che non compravo dei calamari e, per trovare nuove idee, ho cercato nel blog di Silvia (Kitchenqb) che mi ha fatto scoprire da poco Francesca. Ho scelto questa sua ricetta un po' agrodolce e mediterranea di calamari ripieni alla siciliana, con pomodori, uvette, pinoli, peperoncino e arancia. Un po' di sole e di mare in tavola, mentre fuori è sempre grigio e freddo!


attacchi di poesiaPrima di scrivere la ricetta, volevo segnalarvi un'iniziativa per l'8 marzo, secondo me molto carina, che ho trovato su Poetry Attack (blog di Giorgia Vezzoli, poetessa, blogger e attivista nel campo dei diritti delle donne). Ecco di cosa si tratta:
Per l’8 marzo vogliamo reclamare e declamare i nostri diversi modi di essere donna in modo creativo. Come? Attraverso la poesia che, proprio come noi, trova poco spazio sui media e nella società!
Facciamo la rivoluzione culturale, riportiamo la poesia in mezzo alla gente, per ricordare a noi e a chi ci sta intorno l’importanza delle parole e la bellezza di una rappresentazione molteplice delle donne contro il modello unico imperante.

PER STRADA: L’8 marzo scendi in strada con una poesia o dei versi sulle donne appesi al collo (basta fare un semplice cartello con del cartoncino).
Puoi andare al lavoro, salire sull’autobus, passeggiare con amiche ed amici con il tuo cartello poetico. Puoi anche fermarti in uno spazio pubblico e leggere la poesia!

SU FACEBOOK: Pubblica la foto del tuo "cartello poetico" sulle donne come immagine del tuo profilo Facebook per tutta la settimana dal 6 al 13 marzo.
In questo modo, se non potrai fare il tuo “attacco di poesia” per strada, la foto dei versi che hai scelto sarà comunque un poetry attack a spasso per la Rete! 

Vivendo in un paese straniero e non avendo un account Facebook, credo che parteciperò a modo mio: scrivendo la mia poesia qui sul blog! Sarebbe molto bello se questa iniziativa si diffondesse!


 
e ora la ricetta:

Ingredienti
* 10 calamari piccoli
* 6 pomodori di media grandezza (sostituibili con pomodoro pelato)
* 1 spicchio d'aglio
* mezza cipolla
* pinoli e uvetta a piacere
* 100g pangrattato
* olio
* sale & peperoncino
* 1/2 bicchiere di vino bianco
* 1 arancia da spremere

Preparazione
1 Pulite i calamari, tagliando i tentacoli a pezzetti e mettendoli da parte. 

calamari ripieni alla siciliana
2 Scaldate dell'olio in una padella e fate soffriggere a fiamma dolce la cipolla, tagliata finemente, e lo spicchio d'aglio schiacciato. Aggiungete al soffritto il pomodoro, salate e aggiungete il peperoncino. Lasciate cuocere per 5 minuti. 

3 A questo punto aggiungete i tentacoli, una parte di vino bianco,  uvetta e pinoli. Unite il pan grattato. Il tutto deve risultare asciutto. 

4 Prendete le sacche dei calamari e, aiutandovi con un cucchiaino, riempitele con il composto così ottenuto. Chiudetele con uno stecchino ed adagiatele in una teglia aggiungendo il resto del vino bianco.State attenti a non riempire troppo le sacche dei calamari perché cuocendo, si ridurranno di volume e, se troppo piene, 'esploderanno' (come è successo a me!).

5 Infornate a 150° per 20' e a metà cottura spremete sopra il succo di arancia.

ricetta tratta da kitchenqb

...e per dessert?...  ve lo scrivo nel prossimo post!

domenica 6 febbraio 2011

contest: pesca in Sicilia!

Francesca di unastanzatuttaper(il)tè mi ha segnalato un bellissimo contest di Kitchenqb che raccoglie ricette di pesce della cucina siciliana o mediterranea. Ovviamente non potevo non partecipare! Grazie Francesca!
Le ricette raccolte nel contest saranno pubblicate su Pesca in Sicilia, nella sezione ricette. Pesca in Sicilia è un blog che ha lo stile del portale, creato per promuovere il settore pesca nel territorio siciliano visto da tre punti strategici: la cucina, il turismo e il mare. Questo blog, curato anche da Silvia, l'autrice di Kitchenqb, contiene anche utilissimi consigli per anche degli utili consigli per acquistare, cucinare, pulire e valutare la freschezza del pesce.

Partecipo al contest con le mie ricette siciliane ('Camilleriane') di pesce:


alici







mercoledì 10 novembre 2010

un finocchio a cena

Con questo post partecipiamo alla simpatica iniziativa di un gruppo di blogger contro l'omofobia e, in particolare, per esprimere il dissenso con la recente "battuta" del nostro (sigh) Presidente del Consiglio. Questa iniziativa prende ispirazione dallo slogan della manifestazione organizzata dall'arcigay a Firenze: "porta un finocchio per Silvio"
 
Seguendo il post sul blog di Norma, ricordo che la Carta dei Diritti fondamentali dell'Unione Europea condanna, all’articolo 21, “qualsiasi forma di discriminazione fondata sul sesso, la razza, il colore della pelle, l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali” e che l'Unione Europea, con la risoluzione del 18 gennaio 2006 sollecita gli stati membri a condannare l'omofobia e a "ad adottare disposizioni legislative volte a porre fine alle discriminazioni subite dalle coppie dello stesso sesso in materia di successione, proprietà, locazione, pensioni, fiscalità, sicurezza sociale". Dalle realizzazione di quest'ultimo punto in Italia siamo purtroppo molto indietro e non si vedono molti spiragli nè a destra nè a sinistra.

Non avendo molto tempo di preparare una ricetta nuova, ripropongo questa insalata di finocchi e arance (forse la mia preferita), consigliata a mia mamma da una sua amica siciliana che ora vive a Milano, anche perché credo meriti un revival sul blog (oltretutto è anche di stagione!).

Ingredienti:
1 finocchio * 1 arancia * 1 spicchio di aglio * qualche oliva taggiasca * olio extravergine d'oliva * sale * pepe

Preparazione:
Tagliate il finocchio a listarelle, l'arancia a cubetti e mescolate tutto in una terrina (che avrete precedentemente storfinato con un po' di aglio) con alcune olive taggiasche. Condite con sale, abbondante pepe e olio.

lunedì 7 giugno 2010

Agliata di polpo e poesia

Sabato di sole, ma anche di lavoro... e tanta voglia di mare che cerco di sopperire con la mente e nel piatto...Buona settimana a tutti!

El Mar
Màs allà de estos barrotes inùtiles, el mar que de verdad no sabe que està circunscrito, y no lo reconoce,cantando. Su impetu es amargo, su canto es estruendo. Se espuma revolucionaria me cuenta y estalla, me cuenta y se desploma, me llama y ya se fue.
Il Mare
Oltre a queste inutili sbarre, il mare che davvero non sa di essere circoscritto, e non lo ammette, canta. Il suo impeto è amaro, il suo canto è fragore. La sua schiuma rivoluzionaria mi racconta ed esplode, mi racconta e crolla, mi chiama e se n'è già andata.
Pablo Neruda



Agliata di Polpo
dell'Osteria Macchiavello di Alghero (Sassari)

Ingredienti per 2
* 1 polpo
* 500g di pomodori maturi
* 2 pomodorini secchi
* 5-6 spicchi d'aglio
* un po' di prezzemolo
* 1 cucchiaio di aceto
* olio extravergine d'oliva
* sale
* un po' di peperoncino


Preparazione
1 Pulite accuratamente il polpo (qui il libro riporta una descrizione dettagliata di come fare, un po' macabra, quindi la tralascio!), mettetelo in una casseruola piena d'acqua e cuocetelo a fuoco moderato per circa un'ora e mezza (basta circa mezz'ora in pentola a pressione). Fatelo raffreddare nella stessa acqua di bollitura, scolatelo e tagliatelo a rondelle.

2 Mentre il polpo cuoce, preparate un trito con l'aglio e il pomodoro secco e fatelo rosolare per una decina di minuti con l'olio. Unite l'aceto e portate ad ebollizione finché evapora.

agliata di polpo


3 Incorporate i pomodori spellati, privati dei semi e passati (io li ho solo tagliati a fettine perché mi piacciono di più, anche perché i pomodori qui in Svizzera non sono troppo succosi) e cuocete a fuoco lento girando di tanto in tanto.

4 A cottura ultimata mescolate la salsa con il polpo, aggiustate il sale, insaporite con il peperoncino e guarnite con il prezzemolo tritato. Potete consumare la pietanza tiepida o, preferibilmente fredda.


ricetta tratta (ma con le dosi riadattate) dal libro
"Il pesce - 600 piatti di mare (in Ricette di Osterie d'Italia)"
Slow Food Editore, 2004

PS: questo polpo che uscito dalla pentola pressione sembrava un po' un mostro marino! 




venerdì 4 giugno 2010

buridda di seppie

Anche questa settimana ho trovato i piselli freschi, così mi sono messa a cercare una ricetta per prepararli con le seppie e mi sono imbattuta in un tipico piatto ligure: la buridda.  La buridda è un piatto a base di molluschi in umido con le verdure: non l'ho mai assaggiato e quindi non so bene come debba venire; comunque il mio risultato mi ha soddisfatta molto. Lo abbiamo mangiato con il cucchiaio ed il pane dentro ad un piatto fondo, ma penso che potrebbe stare molto bene anche con la polenta.
Ho tratto la ricetta da qui, anche se ho riadattato le dosi.

 Ingredienti
* 6 seppie medie
* 3 pomodori maturi
* 400g di piselli
* qualche pistillo di zafferano
* 1 cipolla
* 2 spicchi d'aglio
* 1 acciuga sotto sale
* un po' di prezzemolo
* mezzo bicchiere di vino bianco
* olio extra vergine di oliva


Preparazione
1 Pulite le seppie, tagliatele a striscioline e rosolatele in una padella insieme all'aglio, la cipolla tritata e un'acciuga sotto sale (dissalatela prima sotto l'acqua per qualche minuto). 

2 Aggiungete i pomodori tagliati a fettine, il vino bianco e qualche pistillo di zafferano, incoperchiate e cuocete per circa un'ora (finché le seppie non siano abbastanza tenere; io per accorciare i tempi ho usato la pentola a pressione).

3 Aggiungete i piselli, aggiustate di sale pepe e cuocete per altri 20 minuti sempre con il coperchio. Prima di servire, aggiungete un po' di prezzemolo.

buridda con le seppie




In un raptus di voglia di novità ho pensato di fare un nuovo header per il blog: mi piacerebbe molto imparare il linguaggio html seriamente per poter personalizzare il blog il più possibile, ma il tempo è sempre poco... volevo ringraziare Amanda, la proprietaria del sito kevinandamanda.com, per i bellissimi font che mette a disposizione di tutti e con i quali ho fatto il nuovo header.







I get the cutest scrapbooking fonts at Free Scrapbook Fonts! kevinandamanda.com/fonts            I get the cutest handwriting fonts at Fonts for Peas! kevinandamanda.com/fonts





mercoledì 21 aprile 2010

Sardoni in sesame

Finalmente una domenica tranquilla, in cui potermi dedicare un po' anche alla cucina e poterci preparare un pranzetto domenicale come si deve!
Il piatto principale di oggi (i sardoni in sesame) è tratto dal mio libro sul pesce di Slow Food, ma è particolarmente speciale per me, perché proviene dall'Antipastoteca di Mare "Alla Voliga" di Trieste dove sono stata un paio di volte nei mesi in cui ho vissuto lì - anche se credo di non aver mai assaggiato questo piatto in particolare. Si tratta di un ristorantino grazioso, nei pressi di San Giusto, la cucina è sfiziosa e pittosto economica; il locale piccolo, ma accogliente, arredato in stile marinaresco e... può vantare di aver vinto nientepopodimenoche la rassegna gastronomica "Sardon Day" nel 2002 e nel 2005!

Ma cominciamo dall'inizio:
Antipasto: crostini con pasta d'acciuga e pomodorini
Ingredienti:
4 crostini di pane abbrustolito su cui è stato sfregato uno spicchio d'aglio, un intingolo di pasta d'acciughe, olio extravergine d'oliva e 2 pomodorini affettati finemente.

Primo: orecchiette al pomodoro fresco e basilico con scaglie di parmigiano

Secondo: Sardoni in sesame dell'Antipastoteca di Mare
Ingredienti:
* 1/2 kg di sardoni (alici) freschi
* 2 spicchi d'aglio
* un ciuffetto di origano e uno di prezzemolo
* una foglia di alloro
* 1/2 cucchiaio di concentrato di pomodoro
* 2 cucchiai di pan grattato
* 2 cucchiai di aceto di vino rosso
* olio extravergine d'oliva
* sale & pepe

Preparazione (un'ora + marinatura):
1 Eviscerate, decapitate e desquamate i sardoni. Friggeteli in un po' di olio, scolateli e metteteli da parte.
2 Versate un po' di olio di frittura in un tegame e rosolatevi l'aglio finemente affettato.
3 Versate l'aceto e 3 mestoli di acqua, il concentrato di pomodoro, una foglia d'alloro, il prezzemolo e l'origano tritati finemente. Amalgamate il pangrattato e bollite per 10 minuti. Regolate di sale e pepe, spegnete il fuoco e lasciate intiepidire il liquido.
4 Disponete ordinatamente i sardoni fritti in una teglia, copriteli con l'intingolo tiepido e lasciate riposare per 12 ore.
5 Servite con dadini di polenta gialla gratinati in forno (io ho preparato la polenta, ma non l'ho grtinata in forno) caldissimo o in padella, con un pizzico di prezzemolo tritato.

sardoni in sesame

NOTA: Ricetta istriana "della sopravvivenza" che si distingue dal saor veneto perché usa l'aglio anziché la cipolla e per il colore rosso dato dall'aceto (e dal pomodoro).
Antipastoteca di Mare, Trieste
ricetta tratta dal libro "Il pesce - 600 piatti di mare (in Ricette di Osterie d'Italia)"
Slow Food Editore, 2004

domenica 28 febbraio 2010

Ceci (neri) al nero di seppia

È da un po' che non trovo il tempo di scrivere sul blog e nemmeno di cucinare con calma, un po' presa dal lavoro e un po' dal trasloco di una mia amica. Quindi per ricominciare (si spera con un po' più di costanza) ho preparato un'altra ricetta tratta dai miei nuovi libri di Slow Food della collana "Ricette di Osterie d'Italia": infatti trattandosi di una zuppa con il pesce si trova su entrambi i libri!

Non sapevo cosa fossero i ceci neri, o gniur, ma sul libro delle zuppe ho trovato la spiegazione che riporto qui:
Gli gniur sono quei ceci neri che spuntano qua e là tra i ceci gialli: statisticamente, se così si può dire, se ne trovano quattro o cinque ogni chilo di ceci. I cuochi del ristorante Cibus [N.d.A. autori della ricetta] li tengono da parte e li usano per questa minestra che diventa nerissima con l'aggiunta dell'inchiostro della seppia.

cece nero

La mia zuppa quindi è venuta meno nera, anche se, devo dire, a me piace il contrasto tra il "mare nero" in cui navigano i molluschi e i legumi e il colore chiaro degli stessi. È interessante anche il contrasto tra la consistenza soda dei ceci e quella più "gommosetta" delle seppie (giusto, Vera? ;-) ).

Ecco quindi la ricetta di questa zuppa ricca di contrasti:

Ceci (neri) al nero di seppia

Ristorante Cibus, Ceglie Mezzapica (Brindisi)
ricetta tratta dal libro "Il pesce - 600 piatti di mare (in Ricette di Osterie d'Italia)"
Slow Food Editore, 2004
e/o da "Le Zuppe - 600 piatti delle cucine regionali (ricette di osterie d'Italia)" 
Slow Food Editore, 2009


Ingredienti (per 4 persone)

2 seppie con il sacchetto dell'inchiostro (io ho messo circa mezzo chilo di seppioline piccole) * 1/2kg di ceci neri secchi (io ho usato i ceci comuni, anche se qualche nero mi è capitato!) * 200g di pomodori maturi * 100g di scalogno * una costa di sedano * brodo vegetale * olio extravergine d'oliva * sale & pepe


Preparazione (2h e 1/2** + ammollo dei ceci)
1 Mettete i ceci in ammollo per una notte. L'indomani sciacquateli e lessateli in acqua salata.

2 Versate l'olio in una padella e fatevi imbiondire il trito di scalogno e sedano. Aggiungete le seppie, tagliate a striscioline, assieme al loro inchiostro e mescolate.

3 Versate i pomodori tagliati a tocchetti e i ceci precedentemente lessati. Regolate il sale e il pepe.

4 Cuocete per una ventina di minuti aggiungendo, se necessario, il brodo.
ceci+seppie


 ** io ho ridotto un po' i tempi usando la pentola a pressione!


Sempre a proposito di ceci: ogni volta che li preparo mi torna in mente quando alle medie li avevo piantati nel cotone per il corso di scienze e avevo scritto la relazione che descriveva la crescita delle piantine. La professoressa mi aveva dato un bel voto, ma mi aveva corretto in tutte le pagine il singolare di ceci: mi ostinavo a scrivere il cecio, invece del cece! L'ha detto ad alta voce in classe e tutti i miei compagni di classe si erano messi a ridere... io ero arrossita, ma da allora non me lo dimentico più!


Piccolo glossario culinario multilingue (I - DE - EN - FR*):

cece, m. = die Kichererbse, f. = chickpea, n. = pois chiche, m.


*ho appena iniziato un corso di francese!

domenica 14 febbraio 2010

Bagnùn di acciughe

Presa dall'entusiasmo per il libro di zuppe che mi ha regalato mia mamma, non potevo lasciarmi sfuggire quest'altro: Il pesce - 600 piatti di mare (in Ricette di Osterie d'Italia), Slow Food Editore (2004). Questo libro contiene le schede di oltre 150 varietà di creature acquatiche, descritte nelle loro caratteristiche morfologiche e 'raccontate' ripercorrendone l'evoluzione, le tecniche di cattura, gli usi gastronomici, aneddoti e curiosità. A seguire, le ricette tradizionali più rappresentative, dettate da chi le esegue quotidianamente (cuoche e cuochi di osterie e ristoranti, massaie, pescatori) ed esposte con una precisione che le rende facilmente realizzabili anche ai non esperti. I lettori che si dilettano di cucina potranno così 'mettere in pentola' non solo aragoste e cozze, cefali e orate, ma esemplari di cui forse non sospettano neppure l'esistenza e che svelano un aspetto inedito della pur celebrata cucina di pesce italiana. Una serie di capitoli introduttivi al ricettario, inoltre, raccoglie utili informazioni sullo stato dei mari, dei fiumi e dei laghi, la storia della pesca e dell'acquacoltura, le modalità di scelta e di pulizia, le preparazioni di base, i principali mercati ittici del nostro Paese [dal sito di Slow Food Editore]. 

Per inaugurare il libro, non potevo che cominciare con le alici, per le quali, come ormai tutti avete capito, ho un debole! Questa volta in versione zuppa:





Bagnùn di acciughe
dell'Osteria dell'Acquasanta, Acquasanta di Mele (Genova)
ricetta tratta dal libro "Il pesce - 600 piatti di mare (in Ricette di Osterie d'Italia)"
Slow Food Editore, 2004

 
Bagnùn di acciughe


Ingredienti (per 4 persone)

* 500g di alici fresche
* 500g di pomodori maturi (io ho usato la conserva di mio papà)
* una carota
* 1/2 cipolla 
* 1 spicchio d'aglio
* un ciuffo di prezzemolo
* una presa di origano 
* 1/2 bicchiere di vino bianco secco  
* olio extravergine d'oliva
* 1l di brodo di pesce
* sale



Preparazione (1h e 1/4)
1 Pulite le acciughe, privatele delle teste, diliscatele e lavatele con cura. 

2 Preparate un trito con prezzemolo, cipolla, aglio e carota. Fatelo rosolare in olio in un tegame preferibilmente di terracotta. Sfumate con il vino, quindi unite i pomodori precedentemente pelati e tritati.



Bagnùn di acciughe


3 Trascorsi 20 minuti, allungate con un litro d'acqua (o brodo di pesce) e lasciate cuocere ancora per un quarto d'ora. 

4 Infine aggiungete le acciughe e proseguite la cottura per altri 10 minuti. Condite con sale e origano e servite con crostini all'aglio, tostati, ma non troppo.



Bagnùn di acciughe



Inutile dire che era squisita!

...e come antipasto ho preparato una morbidissima focaccia ispirata alla ricetta di Anice&Cannella, come l'avevamo preparata assieme io e VerA, ma condita con alici sott'olio (che si sciolgono tutte nel forno...), olio e olive taggiasche.



focaccia alici


lunedì 4 gennaio 2010

Calamari ripieni "a matrioska"

Eccoci tornati dalle vacanze di Natale, domani si torna anche al lavoro, ma ci siamo ritagliati un paio di giorni di riposo casalingo prima di ricominciare... ne ho approfittato per cucinare un po' e per scrivere un pochino sul blog che ultimamente viene aggiornato un po' troppo sporadicamente.
Ovviamente comincio l'anno nuovo con del pesce e con una ricetta tratta da uno dei miei nuovi libri di cucina: Il Pesce di Miriam Ferrari della collana Oggi cucino io edita da Mondadori. Un po' laboriosa, ma con un po' di pazienza il risultato è davvero buono!

Ingredienti

* 8 calamaretti

* 1 spicchio d'aglio

* olio extravergine d'oliva

* 1 ciuffo di prezzemolo

 * 1 rametto di salvia e 1 di rosmarino (io ho usato quelli che mi regala sempre il mio bancarelaio -italiano- preferito al mercato di Oerlikon)

* pan grattato

* 1 uovo

* 16 pomodorini (io ho utilizzato i Piccadilly)

* un goccio di vino bianco secco

* sale & pepe


Preparazione
1 Lavate i calamari e asciugateli; dividete lesacche dai tentacoli. Tritate i tentacoli.

2 Tritate finemente l'aglio e fatelo imbndire con un po' di olio in una padella; unite le sacche dei calamari e arrostitele a fuoco vivace per 5-6 minuti.

3 Lavate e tritate il prezzemolo, l salvia e il rosmarino e mescolateli in una ciotola al pangrattato, ai tentacoli, all'uovo, sale e pepe.

4 Tagliate a metà i pomodorini, svuotateli (io ho tenuto la polpa interna e l'ho utilizzata dopo, vedi punto 6) e salateli internamente; quindi riempiteli con il composto appena preparato.

5 Tagliate in due ciascuna sacca e inserite in ciascuna metà un pomodorino ripieno, fissandolo con uno stecchino. A me era avanzato un po' di ripieno così ho riempito altri pomodorini e li ho infilzati negli stecchini assieme ai calamari, ottenendo dei mini-spiedini.

6 Sistemati gli spiedini così ottenuti in una teglia unta di olio (io ho disposto sul fondo della teglia anche un po' di polpa di pomodoro avanzata dal punto 4), bagnate con il vino bianco e aggiungete un po' di odori a piacere (io ho messo un po' di rosmarino e di timo).

7 Coprite la teglia con un foglio di alluminio e infornate a 180ºC per circa 20 minuti (alla fine ho scoperto la teglia e passato al grill per altri 2-3 minuti per formare un po' di crosticina).

Ricetta tratta (e riadattata) da Il Pesce di Miriam Ferrari, collana Oggi cucino io (Mondadori 2007).






domenica 20 dicembre 2009

Pranzo pre-Natalizio

Quest'anno io e Ru passeremo il giorno di Natale assieme (...e anche con VerA!), cionostante (anche quest'anno) abbiamo preparato un pranzetto prenatalizio per noi due a base di pesce:

PriMo




SecoNDo 
calamari ripieni di provola filante di Antonia (ricetta tratta da Anice&Cannella).


(quelli di Paoletta sono più fotogenici dei miei!)
Ingredienti (per 2):
* 6 calamari
* provola (circa 100g)
* pane grattuggiato
* olio exra vergine di oliva
* 1 spicchio d'aglio
* un ciuffetto di prezzemolo
* sale & pepe


1 Pulite i calamari e tagliate ogni sacca in 2-3 pezzi, a seconda della dimensione.
2 In una ciotola mescolate il pane grattuggiato con un trito di aglio e prezzemolo, un filo d'olio, sale e pepe.
3 Intingetevi gli anelli di calamari in modo da far attaccare il composto.
4 Tagliate la provola a pezzetti grandi più o meno quando gli anelli e infilate un pezzetto dentro ciascun anello.
5 Disponete in una teglia oliata e mettere in forno a 180° per 15-20'. Servite subito!


CoNTorNo




PaSSeGGiAtA DiGeStivA
a Baden




 * + * + * + * +
                  
BuoNe FeSte!
JoyeuX NoëL!
FeLiz NaViDaD! 
MeRRy ChRisTmaS!
FRöhLiChe WeihNAchteN! 
 

 * + * + * + * + * + * + * + * + * + * + * + * + * + * + * +

sabato 21 novembre 2009

Menù antirazzista #3: Le ultime risorse della còlliva

In questo periodo siamo tutte e due molto occupate: io ho un sacco da lavorare per alcune scadenze e Vera è in ballo con tutti i preparativi per il ritorno in Italia e la fine della sua specializzazione! Quindi stiamo un po' trascurando il blog... per non far sentire troppo la nostra assenza, vi riporto la terza puntata del menù antirazzista di Helene Paraskeva, questa volta senza ricetta, magari la preparerò l'anno prossimo per il giorno dei morti, quest'anno non ne ho avuto modo... e ora mi sembra un po' tardi!


Helene Paraskeva è una scrittrice nata ad Atene. Vive a Roma dal 1975. Questo è la terza puntata della sua serie Menù antirazzista.
La còlliva è un dolce a base di grano cotto nell’acqua per molte ore con mandorle, noci, cannella, uvetta e melograno. Si decora con confetti e zucchero a velo ed è candido come una torta nuziale. D’origine greca, ma diffuso in tutti i paesi balcanici, si consuma ai funerali e per le commemorazioni dei morti. Gli antropologi lo definirebbero un cibo tabù, ma non è vietato mangiarlo: è solo che nessuno lo prepara mai al di fuori di queste occasioni.
La còlliva ha origini mitiche. Demetra, la dea dei raccolti, si svegliò una notte senza trovare a casa la figlia Persefone. Cominciò a cercarla in giro per il mondo, trascurando il lavoro e non facendo crescere più niente sulla Terra. I mortali soffrivano la fame e la carestia, ma Demetra continuava a urlare: “Datemi mia figlia o morirete tutti!”.
Trittolemo, re di Eleusi, voleva rivelare alla dea che Persefone era stata rapita da Plutone, il dio degli inferi. Ma prima di andare da lei, fece preparare un dolce con le ultime provviste. Demetra lo gradì a tal punto da promettere che se Plutone avesse liberato sua figlia, sulla Terra sarebbe tornato tutto come prima.
Trittolemo chiese ai contadini di preparare un altro dolce per Plutone, mettendo insieme le ultime riserve, l’eschaton. Questa volta ai contadini non rimase niente. Il re portò il dolce a Plutone e riuscì a convincerlo a liberare Persefone per sei mesi all’anno. Grazie ai mortali che avevano sacrificato le loro ultime provviste, sulla Terra tutto tornò come prima. Quel dolce squisito era la còlliva.
Oggi gli abitanti dei paesi ricchi rischiano di cucinare le loro còlliva con le ultime risorse dei paesi in via di sviluppo. Il debito ecologico è la differenza tra i consumi degli abitanti di un territorio e le capacità produttive (risorse naturali, cibo e fonti di energia) di quel territorio. È risaputo che i paesi più sviluppati hanno il maggior debito ecologico. Di anno in anno le risorse naturali diventano sempre più scarse e si avvicina il momento dell’eschaton. Nei paesi in via di sviluppo, invece, una parte dell’umanità rischia di morire per mancanza di cibo. Ma è da qui che i paesi in debito ecologico prendono il resto del loro fabbisogno, dimenticando lo stretto rapporto tra la sopravvivenza dell’umanità e la terra a disposizione.
Helene Paraskeva

testo e immagine tratti da nuovi italiani in Internazionale.it
(grazie a Helene Paraskeva che ci ha dato la possibilità di pubblicare questo brano sul nostro blog)


Creative Commons Licensearticolo soggetto a licenza Creative Commons
 

Tutto sommato in tema con questo menù antirazzista segnalo un paio di inziative:



LA SETTIMANA EUROPEA PER LA RIDUZIONE DEI RIFIUTI (21-29 Novembre 2009) che ha lo scopo principale di promuovere, tra i cittadini, una maggiore consapevolezza sulle eccessive quantità di rifiuti prodotti e sulla necessità di ridurli drasticamente. Ringrazio Lo per averla segnalata e per aver inventato il suo "meme ecologico" (potete leggerne i dettagli sul suo blog), io mi limito a segnalare alcuni suggerimenti dal sito menorifiuti.it.







LA CITTÀ FRAGILE “Non è rinchiudendo il vicino che ci si convince del proprio buonsenso” F. Dostoevskij
ESPOSIZIONE ALLA TRIENNALE DI MILANO dal 20 Novembre al 10 Gennaio. Non ho visto questa mostra ma ne ho letto su Internazionale e credo cercherò di visitarla nelle vacanze di Natale. Si tratta di una mostra che attraverso documenti fotografici, video, illustrazioni, mappe, dati statistici emblematici, vuole rappresentare alcune fragilità della città contemporanea mettendo in scena il rapporto tra comunità del rancore, quella del rinserramento e della ricerca del capro espiatorio, comunità di cura, quella che cerca di farsi carico delle fragilità sociali, comunità operosa, quella che agisce in modo privilegiato nell’ambito produttivo e delle professioni. Per saperne di più andate sul sito della triennale di Milano.






AGGIORNAMENTO:

Ancora più in tema con il menù antirazzista segnalo a tutti i romani questo bellissimo corso che mi ha indicato Eleonora (grazie!!): Incontrandosi a tavola, corso di cucina organizzato dall'associazione di volontariato Cucimondo ONLUS dedicato ai sapori del Sud del mondo. che si tiene a ROMA. Da ottobre 2009 a giugno 2010, una sera al mese, un rappresentante di un paese diverso spiegherà come preparare i piatti della propria tradizione, parlerà della cultura di origine e delle motivazioni che l'hanno portato in Italia. A insegnare passo per passo la preparazione dei cibi non saranno cuochi professionisti, ma uomini e donne amanti della cucina delle loro origini, felici di raccontare esperienze e condividere abitudini. Al termine di ogni serata si assaggeranno i piatti preparati e si riceveranno delle dispense con ricette, consigli su dove fare la spesa e una breve scheda sull'area geografica di origine dell'insegnante. Qui trovate il programma, e sul loro sito i dettagli per l'iscrizione.

domenica 15 novembre 2009

Triglie all'agrodolce

La scorsa settimana al banco del pesce mi era sembrato di aver visto delle triglie, con il loro tipico sguardo da triglia... purtroppo però il banco è piuttosto lontano dalla zona in cui i clienti fanno la coda e non ne ero sicura... poi il cartellino con scritto Meerbarben non mi aiutava molto (l'unica certezza che mi dava il nome è che fosse un pesce di mare e non di lago, cosa non sempre facile da dire con il tedesco***), così ho rinunciato a prenderle, ma appena tornata a casa ho cercato "Meerbarben" sul dizionario... ed erano proprio le triglie!

Ci ho ripensato tutta la settimana, poi ieri sono tornata al supermercato e, visto che per fortuna c'erano ancora, non me le sono fatte sfuggire!

È la prima volta che preparo le triglie e non ero molto sicura di come si facessero a pulire, ma su internet si trova tutto ed ecco qui delle dettagliatissime istruzioni: come si pulire e sfilettare le triglie? (spicchiodaglio.it). La prossima volta credo che me le farò pulire dalla signorina del banco (se riesco a farmi capire!) perché è stato un po' un lavoraccio: sono piene di squame e sono molto meno facili da spinare delle sardine e delle alici!

*** infatti in tedesco si usa la stessa parola per dire mare e lago anche se in base a quello che si intende hanno genere diverso: die See (femminile) è il mare e der See (maschile) il lago, ma esiste anche la parola das Meer (neutro e di derivazione latina) che vuol dire solo mare, ma che non mi sembra venga usata tanto di frequente, almeno in Svizzera. La mia insegnante (svizzera) di tedesco mi diceva che das Meer è usato di più in letteratura che nel linguaggio comune, invece pare che in Austria usino solo das Meer per il mare.
Insomma adesso ho una gran confusione e non so mai di cosa si stia parlando, se di mare o di lago!
... per di più se si cerca sul dizionario italiano-tedesco la parola triglia si trova sia Meerbarbe che Seebarbe!


Ovviamente non potevo non usare queste tanto agognate triglie che per una ricetta ispirata ai romanzi di Camilleri!

"Andò a corcarsi zuppiando. Ci mise un quarto d'ora a trovare la posizione giusta. Chiuse gli occhi e li raprì di subito: ma non aveva invitato Ingrid a cena? E ora come faceva a rivestirsi, mettersi addritta e nèsciri per andare al ristorante? La parola ristorante gli provocò un immediato effetto di vacantizza alla bocca dello stomaco. Da quand'è che non mangiava? Si susì, andò in cucina. Nel frigorifero troneggiava un piatto funnùto pieno di triglie all'agrodolce. Tornò a corcarsi, rassicurato."
da La gita a Tindari di Andrea Camilleri, pag. 244, ed. Sellerio 2000


Ingredienti (per 2)
* 4 triglie
* 1 cipolla
* 1 arancia
* olio extravergine d'oliva
* 1/2 bicchiere di vino bianco
* un po' disucco di limone
* zucchero
* farina bianca
* sale



Preparazione
1 Pulite le triglie, infarinatele e cuocetele in poco olio di oliva, salandole da entrambi i lati; quindi toglietele dalla padella e laciatele al caldo in forno.

2 Sbucciate l'arancia e frullatela. Nella padella dove avete cotto le triglie, fate rosolare la cipolla tritata finemente, aggiungete un cucchiaio di zucchero, il vino e fate caramellare il tutto.

3 Aggiungete il succo di limone e l'arancia frullata, fate ritirare e coprite le triglie con la salsa ottenuta.

4 Passate al forno a 180º per 5 minuti.

ricetta tratta (e riadattata) da Nìvuro di sìccia, Trenta editore.



in english: 
Ingredients (for 2): * 4 red mullets * 1/2 onion * 1/2 orange * extra virgin olive oil * 1/2 glass of white wine * juice from 1/2 lemon * sugar * white flour * salt

Procedure: Gut the fishes, dust them with flour and cook them in a little olive oil, salting them on both sides, then remove them from the pan and leave them in the warm oven.
Peel the orange and whisk it. In the pan where you cooked the mullets, fry the finely chopped onion, add a spoon of sugar, the wine and let it caramelize everything. Add the lemon and orange juices, cover the mullet with sauce. Bake at 180 º for 5 minutes.


Piccolo glossario culinario multilingue (I - DE - EN):
triglia, f. = die Meerbarbe/n, f. = red mullet, n.


Vi segnalo questo bell'articoletto intitolato "Tutti i corvi sono neri" di Laila Wadia, nella rubrica Nuovi Italiani di Internazionale.it. A me è piaciuto molto, come in genere mi piacciono gli articoli di questa rubrica che parlano dell'Italia vista dagli occhi di persone nate altrove e che ora ci vivono (è un punto di vista che mi interessa molto, speculare al mio e da quando vivo qui ancora di più), anche perché parla di Trieste, dove ho vissuto per un po', e del quartiere cinese vicino alla stazione che ricordo benissimo... leggendolo mi è sembrato un po' di essere lì!

martedì 10 novembre 2009

Menù antirazzista #2: La società del moussakàs

Ecco qui un altro menù antirazzista di Helene Paraskeva tratto da Internazionale, questa volta si tratta di un parallelo tra l'amalgama di sapori della moussakàs e la ricchezza di una società multiculturale.
Helene Paraskeva è una scrittrice nata ad Atene. Vive a Roma dal 1975. Questa è la seconda puntata della sua serie Menù antirazzista.

Per descrivere i processi d’integrazione tra etnie i sociologi usano diverse metafore. Per esempio, la società statunitense, formata da immigrati provenienti da tutto il mondo in epoche diverse e assimilati a un modello culturale unico, era paragonata a un crogiolo, il famoso melting pot. Altri esperti usano la metafora culinaria della salad bowl, l’insalatiera con vari tipi di verdure che, condite insieme, hanno un sapore armonioso.
Anche il moussakàs, piatto completo dal sapore unico (anzi, epico), può essere paragonato a una società in evoluzione, che passa dal modello multiculturale a quello interculturale. Per la preparazione del moussakàs bisogna disporre in una teglia tre strati di cibi differenti, cucinati in maniera diversa. Il primo strato è di melanzane fritte, anche se alcuni usano le patate. Sopra, dopo una spolverata di parmigiano, si mette uno strato di ragù e infine, dopo un’altra spolverata di parmigiano, si aggiunge la besciamella.
Il moussakàs è multiculturale perché i suoi ingredienti vengono da diverse parti del mondo. La melanzana è d’origine asiatica, la patata proviene dagli altopiani andini, il pomodoro – che gli aztechi chiamavano tomatl – viene dall’America centrale, il parmigiano è italiano, la besciamella è una salsa raffinata d’ideazione francese e la carne macinata del ragù è la migliore, quella del luogo. L’olio di oliva non può che essere mediterraneo. Quando gli strati sono pronti, si mette tutto in forno per circa mezz’ora.
Oltre a essere multiculturale, il moussakàs è l’esempio concreto di una società interculturale. I suoi ingredienti non sono schiacciati, spremuti o pestati. I componenti di questa società comunicano tra loro senza perdere identità, pur essendo di origini diverse. Ogni ingrediente è insaporito dall’olio di oliva, che mette in relazione i diversi sapori e ne facilita la convivenza.
Si dice del moussakàs che diventa migliore il giorno dopo la cottura. L’interculturalità è un processo che ha bisogno di tempo per crescere e maturare. Ma, intanto, bisogna cominciare.
Helene Paraskeva

testo e immagine tratti da nuovi italiani in Internazionale.it
pubblicato su Internazionale n. 819, anno 16, 30 ottobre/5 novembre 2009
(grazie a Helene Paraskeva che ci ha dato la possibilità di pubblicare questo brano sul nostro blog)

Creative Commons Licensearticolo soggetto a licenza Creative Commons



Ovviamente non potevo che abbinare questa citazione alla ricetta della moussakàs (io l'ho preparata sia con le patate che con le melanzane, per non farmi mancare niente!).


Ingredienti (dosi ridotte, per circa 3-4 persone)

1 melanzana rotonda * 300g di patate * 1 cipolla tritata * 300g di carne macinata * 1/2 tazza di vino bianco * 1/2 tazza di olio extravergine d'oliva * 1 pomodoro maturo * prezzemolo tritato * sale & pepe * besciamella (1 cucchiaio di farina, sale & pepe, 1 tazza di latte, 1 cucchiaio di burro, un pizzico di noce moscata) * parmigiano.


Preparazione
0. Besciamella: Fondere il burro in un pentolino, unire la farina e mescolare bene con un cucchiaio di legno. Abbassare la fiamma al minimo e aggiungere lentamente il latte, continuando a mescolare. Lasciar addensare la salsa, continuando a mescolare e condire con sale, pepe e noce moscata.

1. Tagliate la melanzana a dischi e friggetela in olio caldo. Quindi disponete le fette su un po' di carta assorbene.

2. Lavate e nettate le patate, affettatele e friggetele leggermente.

3. Scaldate l'olio e rosolare la cipolla con la carne macinata. Bagnate con il vino e fatelo evaporare; quindi aggiungete il pomodoro tagliato a pezzi, il prezzemolo, sale e pepe e lasciate sobbollire per circa 15 minuti.


4. Stendete le patate in una teglia, conditele con sale e pepe e disponetevi del parmigiano grattato, la carne tritata e uno strato di melanzane.

5. Coprite con la besciamella e lasciate cuocere in forno a calore moderato per circa 30-40 minuti.




ricetta tratta (e riadattata) da "300 ricette tradizionali della cucina greca",
Atene Summer Dreams editions.

in english: I'm too lazy to translate the recipe in english.. but you can find a similar one in english here!

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